Caporalato in salsa diplomatico per il consolato Usa e adesso vogliono mettere in galera Demir: ecco la barzelletta italiana

Caporalato in salsa diplomatico per il consolato Usa e adesso vogliono mettere in galera Demir: ecco la barzelletta italiana

La procura di Bergamo, incarnata dalla implacabile pm Raffaella Latorraca, ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per Ulas Demir, quarantasettenne probabilmente membro dell’élite del buon senso, accusato a Milano di gestione capillare del caporalato. La sua “colpa”? Sfruttamento di decine di lavoratori indiani impegnati nella costruzione del nuovissimo consolato degli Stati Uniti a piazzale Accursio. Ah, la modernità! L’udienza per sancire il destino di questa brillante figura si terrà il 3 giugno.

Giusto qualche giorno fa è scattato il rigorosissimo controllo giudiziario sulla Caddell Construction, entità di cui Demir si spaccia rappresentante per l’Italia. Ovviamente, nulla di strano, visto che domenica 31 maggio è stato fermato dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro a Orio al Serio. Stava giusto per prendere un volo verso la Turchia, biglietto acquistato il giorno prima, probabilmente convinto che una piccola vacanza giustificasse un temporaneo addio alla patria e ai problemi giudiziari appena venuti a galla.

Il business del caporalato: tariffe da capogiro e salari da fame

Le indagini condotte a Milano svelano un capolavoro di sfruttamento: i lavoratori indiani, per essere ammessi al lavoro, avrebbero dovuto sborsare una cifra che, sapete com’è, fa sempre tanto effetto: ben 500mila Rupie. Ovviamente, questo non è bastato a garantirgli uno stipendio decente: la paga oraria si aggirava su una spettacolosa media di circa 2 euro l’ora. Sicuramente un affare di quelle dimensioni meriterebbe un Oscar alla gestione umana del lavoro.

Recentemente, Demir avrebbe ricevuto una telefonata da un anonimo consigliere – forse un angelo custode, forse meno – che gli ha suggerito caldamente di prendersi una vacanza in Turchia. Per la procura, invece, quella chiamata è la prova definitiva della sua “chiara volontà di fuggire”. Geniale, vero? Un’invettiva mai così diplomatica come questa, degna di un thriller giudiziario che il pubblico italiano ama tanto.

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