Bruxelles fa il grande favore agli Stati Uniti sbloccando il patto commerciale che nessuno voleva davvero

Bruxelles fa il grande favore agli Stati Uniti sbloccando il patto commerciale che nessuno voleva davvero

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha accolto con entusiasmo un accordo provvisorio per eliminare i dazi sulle merci statunitensi, invitando ovviamente i co-legislatori a non perdere tempo e a finalizzare la pratica con la sollecitudine che solo un equilibrio delicatissimo tra interessi nazionali e minacce di «rappresaglie» può garantire.

Dopo più di cinque ore di chiacchierate notturne degne di una serie tv, i tasselli si sono miracolosamente incastrati e i parlamentari europei hanno festeggiato questa sorta di compromesso come se fosse la salvezza del mondo. L’accordo infatti sembra mettere fine alla minaccia di Donald Trump – mica poco, eh – che aveva promesso di alzare i dazi in caso di ritardo nella ratifica.

Il patto include una cosiddetta “clausola di salvaguardia”: se le importazioni statunitensi dovessero danneggiare l’industria europea, Brussels potrà sospendere le riduzioni tariffarie. Perché nulla grida “equilibrio” come mettere in piedi un meccanismo che serve a ribaltare la situazione al primo sbuffo di disaccordo.

Inoltre, la Commissione potrà stornare i privilegi tariffari nel caso – tenetevi forte – che gli USA continuino a imporre dazi sopra il 15% su acciaio e alluminio europei entro la fine del 2026. Un modo gentile per dire: “Fai pure il bullo, tanto noi abbiamo l’asso nella manica.”

Per dovere di cronaca, questo accordo arriva dopo quasi un anno dal primo steak moment al golf club di Turnberry, Scozia, dove UE e Stati Uniti avevano siglato un patto commerciale. L’Unione aveva acconsentito a togliere i dazi sui prodotti industriali americani, mentre l’amministrazione Trump si impegnava a non superare il 15% di tariffa sulle merci europee. Doppio piacere, doppia precisione.

Von der Leyen su X (ormai primaria fonte giornalistica dell’élite continentale) ha sentenziato:

“Un accordo è un accordo e l’UE mantiene le sue promesse. Insieme possiamo garantire un commercio transatlantico stabile, prevedibile, equilibrato e reciprocamente vantaggioso.”

Peccato che gli eurodeputati abbiano sospeso due volte i lavori: la prima perché Trump si era messo in testa di annettere Groenlandia, quell’isoletta autonoma danese poco rilevante, e la seconda quando la Corte Suprema USA si è presa la briga di cancellare un bel po’ di quella sua folle agenda tariffaria.

A inizio mese, per mostrare il suo affetto, Trump aveva dato all’UE una scadenza al 4 luglio per ratificare l’accordo, minacciando dazi «ben più alti» in caso di ulteriori ritardi. E aveva pure promesso di aumentare al 25% i dazi su auto e camion europei, accusando a gran voce l’UE di non rispettare il cosiddetto “Accordo di Turnberry.”

Ora l’UE dovrà decisamente darsi una mossa per non rischiare di trasformare la festa dell’Indipendenza americana in un festival dei dazi. La votazione finale, che segnerà l’epilogo di quest’appassionante telenovela, è attesa a metà giugno. Tenetevi forte.

Un Viaggio Turbolento

Secondo Željana Zovko, la principale negoziatrice del Partito Popolare Europeo sul dossier commerciale USA-UE, “l’Europa ha evitato un’escalation devastante delle tensioni commerciali transatlantiche proteggendo aziende, investimenti e milioni di posti di lavoro su entrambi i lati dell’Atlantico.” Un risultato che suona quasi come un miracolo, dato il balletto di minacce e ripensamenti degli ultimi mesi.

Bernd Lange, il capo negoziatore del Parlamento Europeo, ha descritto questo iter come un “viaggio turbolento”, ma evidentemente ne è valsa la pena. Tradotto: abbiamo passato notti insonni per evitare che tutto esplodesse, e ora possiamo stendere un velo pietoso sulle nostre abilità diplomatiche.

Lange ha aggiunto che trasformando le promesse in legge, questa normativa diventa uno strumento utile per migliorare i rapporti UE-USA, ma anche una risposta a quella che chiamano “pressione”. Traduzione per non addetti: è un modo garbato per dire che ce li avevano sul collo e allora abbiamo accondisceso.

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