Azzurri o italiani? La nazionale più confusa del calcio rincorre il mito di Modric e la gloria che forse non merita

Azzurri o italiani? La nazionale più confusa del calcio rincorre il mito di Modric e la gloria che forse non merita

Persi due allenatori su tre, con il Carlo Ancelotti rimasto a sventolare la bandiera tricolore da solo in questo Mondiale dopo l’eliminazione di Montella e Cannavaro. Ai tifosi italiani non resta altra scelta se non schierarsi con la Croazia. Non solo per una questione geografica, col mare Adriatico che fa da collante tra le due sponde, ma soprattutto perché la Serie A pullula dei giocatori croati in campo. Ben sette, un record per questo torneo, mentre Norvegia e Belgio si accontentano di cinque. Tra tutti spicca l’eterno Luka Modric, con le sue 200 presenze in nazionale, che stanotte guiderà la sua squadra contro il Ghana (ore 23 italiane) puntando a un posto agli ottavi e a sognare un altro miracolo dopo il secondo posto nel 2018 e il terzo quattro anni fa.

Il Pallone d’Oro – altra emozione rara – sta ancora decidendo se appendere le scarpe al chiodo o continuare al Milan dopo una stagione che oscilla tra il dolce e l’amaro. Nel frattempo, tutta l’energia residua la sta riservando a quella che potrebbe essere “l’ultima danza” mondiale, circondato da sei altri “italiani” guidati dal ct Dalic: dal comasco Baturina al granata Vlasic, senza dimenticare Pasalic, Moro, Pongracic e Sucic. L’elenco si allunga ulteriormente se si considerano altri sei giocatori che hanno mosso i primi passi in Italia. Prendete Perisic, con 254 presenze e 55 gol all’Inter, o Kovacic, passato in nerazzurro nella stagione 2012/13, Budimir (dal 2015 al 2019 tra Crotone e Sampdoria) e Erlic, che ha collezionato sette stagioni tra Spezia, Parma, Sassuolo e Bologna, la sua ultima tappa nel 2025.

La “Croazia azzurra” insegue un’altra impresa, offrendo nel contempo una piccola consolazione per il calcio italiano. La percentuale di calciatori presenti in questo Mondiale provenienti dai nostri campionati è infatti risibile: solo il 5,69%. In termini numerici significa 71 giocatori, di cui 66 sono della Serie A. Nel frattempo, l’Inghilterra se ne frega e domina con 205 calciatori, il 16,53% del totale, di cui ben 162 provengono dalla Premier League – quasi il triplo dei nostri poveri rappresentanti. E questa “fuga di cervelli” non si spiega solo con l’assenza della nazionale italiana. Nel 2022 gli italiani al Mondiale erano ben l’8,18%, nel 2018 il 7,88%, mentre nel 2014 raggiunsero un considerevole 11,14%, piazzandosi secondi solo dietro agli inglesi con i loro 16,3% e 120 giocatori contro i nostri 82.

La Croazia sembra essere un’isola felice, un anomalo relitto nel mare del calcio europeo, se consideriamo che la Serie A si piazza solo quinta nella classifica dei campionati più presenti al Mondiale. Manco a dirlo, non ha rappresentanti nelle nazionali favorite come Inghilterra, Germania e Spagna, che puntano tutte a tornare sul tetto del mondo. E non sorprende che la Francia riesca a fare qualcosa in più con 84 giocatori convocati, nonostante la sua Ligue 1 sia nota per essere la meno competitiva tra i grandi campionati europei, dominata dal monopolista Paris Saint-Germain.

Bisognerebbe riflettere bene su questi numeri se si vuole capire perché l’Italia non c’è più nel calcio mondiale. Ricordiamoci che nel 2006, quando vincevamo, 26 giocatori della Juventus e del Milan (13 a testa) occupavano il palcoscenico planetario. Oggi, dei 71 calciatori “italiani” presenti, sono pochi quelli davvero protagonisti. Un paradosso degno della nostra triste stagione calcistica. Per dire, il capocannoniere di questa edizione è un certo Jonathan David, che ha segnato 3 gol per il Canada, giocatore che la Juventus sarebbe ben felice di liberarsi dopo un’annata da incubo. Nel frattempo, Malen balbetta con l’Olanda, pur avendo trascinato la Roma in Champions League grazie ai suoi gol. Quindi, meglio continuare a guardare a Modric e alla Croazia, che almeno ha un cuore tutto italiano.

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