Quando si tratta di intelligenza artificiale, l’Unione Europea ha deciso di giocare la carta della sicurezza chiedendo a un’azienda americana di mostrare le proprie carte. Così Anthropic, rinomata per il suo modello più avanzato chiamato Mythos, ha deciso di concedere finalmente l’accesso all’UE dopo mesi di richieste insistenti, soprattutto per via delle preoccupazioni legate alla cybersecurity. Ovviamente, non poteva mancare il siparietto diplomatico iniziato con un paio di incontri pubblicizzati come “produttivi”.
Thomas Regnier, portavoce per la sovranità tecnologica dell’UE, ha commentato via email con la puntualità di chi celebra la diplomazia a suon di frasi vaghe: “Accogliamo favorevolmente gli ultimi sviluppi che potrebbero portare a un accesso futuro” e ha aggiunto con la solita enfasi che il blocco europeo vuole vedere “più chiaro” sui rischi potenziali di questa tecnologia. Insomma, vogliono capirci qualcosa ma senza fretta.
Curiosa è anche la storia dell’accesso iniziale: Mythos è stato presentato ufficialmente ad aprile, limitando l’uso a poche aziende selezionate in un progetto dal nome enigmatico, Project Glasswing. Il super modello si vanta infatti di individuare falle di sicurezza nei software come un investigatore privato all’ennesima potenza, cosa che ha ovviamente scatenato il panico tra chi teme nuovi exploit e attacchi informatici. E come ciliegina sulla torta, Regnier ci ricorda che Mythos non è l’unico mostro di intelligenza artificiale in arrivo: “Sta per arrivare una nuova ondata di modelli potenti,” grida al mondo. Che tenerezza.
La verità scomoda è che i dettagli contrattuali tra UE e Anthropic sono ancora nebulosi: regole d’ingaggio, limiti di accesso, sorveglianza? Silenzio totale. Non pervenuti nemmeno commenti da parte di Anthropic, sempre così discreti, tanto che un po’ di mistero aleggia come nebbia su un lago stagnante.
Tra l’altro, pare che l’Unione abbia dovuto trattare duramente con l’amministrazione americana per ottenere questo via libera, poiché Washington è notoriamente restia a condividere le proprie chicche AI con governi stranieri. Gli Stati Uniti vogliono restare i padroni incontrastati della scena AI, e infatti l’accesso per l’Europa arriva a fatica e solo per chi riesce a mostrarsi a sufficienza “amichevole”.
Nel frattempo, l’UE aveva già avuto accesso a un altro giocattolo simile, il modello GPT-5.5-Cyber di OpenAI, da maggio, ma con Anthropic la storia è più complicata e i vari incontri sembrano un tira e molla senza date certe di conclusione.
La cybersecurity? Un problema per tutti, soprattutto per i governi
Quando Mythos è stato lanciato ad aprile, ha fatto saltare sulla sedia parecchi governi, istituti finanziari e aziende tecnologiche. Il motivo? Questo modello non solo riesce a svelare migliaia di vulnerabilità software finora ignote, ma in mani sbagliate potrebbe accelerare il cybercrime come un razzo. La minaccia alla sicurezza digitale non è mai stata così reale e complessa.
Per cercare di arginare la crisi, l’amministrazione precedente a quella attuale, quella di Donald Trump, ha siglato accordi con colossi come Google DeepMind, Microsoft e anche la creatura di Elon Musk chiamata xAI. Questi patti permettono agli USA di verificare i modelli di intelligenza artificiale prima che vengano messi in commercio, così da evitare peggioramenti indesiderati – o almeno così si spera.
In tutto questo teatrino globalizzato, la sfida rimane quella di bilanciare innovazione e sicurezza, sovranità e collaborazione. Peccato che, tra burocrazia, propagande diplomatiche e segreti governativi, ciò che prevale è un ingarbugliato gioco di potere che tra poco farà più notizia dei modelli AI stessi.



