Ancona mette finalmente alla porta il caos di Stamira: era ora

Ancona mette finalmente alla porta il caos di Stamira: era ora

Che sorpresa, ancora una volta è stato sgomberato quel gioiellino di cantiere abbandonato al civico 40 di via Stamira d’Ancona. Dopo l’ennesima riunione in prefettura, nel solito comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, hanno deciso di intervenire giovedì 14 maggio. Come se quel luogo avesse un valore maggiore di altri filer di degrado urbano.

Dentro il mastodontico edificio di sei piani, diviso in tre scale più il seminterrato, sono stati trovati nove occupanti abusivi. Un intrepido italiano a far compagnia a otto fortunati nordafricani, che tanto per cambiare sono stati accompagnati in questura. Cinque di loro poi si sono beccati l’etichetta di “irregolari”. Magnifico, un classico esempio di come si “gestisce” il problema dell’immigrazione… o almeno lo si tenta.

Però diamine, le operazioni si sono svolte senza tensioni, come nei sogni più zuccherosi degli uffici di polizia. E subito dopo? Ovviamente, come da copione, sono iniziati i lavori di “ripristino” della recinzione e la messa in sicurezza del sito – che finora nessuno aveva mai ritenuto degenerato. A gestire la faccenda, con la stessa solerzia che si riserva ai temi cruciali, la società proprietaria dell’immobile.

A onore del vero, questo cantiere è già stato sgomberato a fine novembre 2024, ma evidentemente il ciclo della manutenzione morale e civile è infinito in questo scenario di ordinario abbandono.

La favola infinita del cantiere mai nato

Tutto è cominciato nel lontano 2014 quando, con la solita bombastica fanfara, è stato presentato un progetto residenziale da sogno: appartamenti di due o tre camere, terrazzi panoramici, giardini privati e box. Fantastico, peccato però che la clientela dovesse entrare in una cooperativa rigida e sorvegliata al dettaglio, quel filtro che avrebbe fatto filtrare solo i fortunati eletti.

Il risultato? Quei meravigliosi appartamenti non sono mai usciti dal cantiere, mentre le famiglie che avevano investito i loro risparmi, con anticipi anche da capogiro (50-70mila euro a botta!), si sono ritrovate con aria fritta in mano e zero tetto sotto cui andare.

Nel frattempo il Comune di Milano ha fatto sapere che lì non c’era affatto capacità edificatoria. Dopo tortuose trattative, si è deciso di trasformare quel progetto in un intervento di edilizia convenzionata destinato a categorie “speciali”, con requisiti più restrittivi. Indovinate un po’? La maggior parte di quelli che avevano versato gli anticipi non ci stava dentro.

E allora? Beh, chi è stato tirato fuori dal giro non ha ancora visto un centesimo di quelle caparre milionarie restituite – perché, ovviamente, il concetto di “rimborso” è ancora più fumoso di un miraggio. Si discute, si ritarda, si rimanda, mentre le famiglie attendono speranzose e il cantiere continua a marcire nel suo splendore abbandonato.

Insomma, una vera favola di efficienza, trasparenza e rispetto per i soldi dei cittadini – o almeno per qualche sparuto gruppo scelto tra quei cittadini.

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