Alba tragica: come in un ex campo sportivo hanno fatto fuori il regno dello spaccio milanese

Alba tragica: come in un ex campo sportivo hanno fatto fuori il regno dello spaccio milanese

Un’operazione mattutina degna di un film d’azione, ma senza regia né effetti speciali, ha avuto luogo in via Venezia a Rozzano. La polizia locale, armata di buona volontà e forse un po’ di senso del dovere residuo, ha deciso di intervenire in un’area da tempo dimenticata, un ex campo sportivo abbandonato e diventato quasi un paradiso per l’illegalità più radicata. Ovviamente, il quartiere da anni grida aiuto – ma solo all’alba qualcuno ha deciso di ascoltare.

Questa “irruzione”, dal sapore più mediatico che strategico, ha cercato di spezzare l’incantesimo del degrado che avvolge quella zona: sporcizia, incuria e probabilmente qualche attività illecita di troppo avevano trasformato il terreno in un’area off-limits nel cuore della città. Un blitz che, nella sua epica semplicità, vorrebbe rappresentare una netta ripresa del controllo e un rilancio della legalità.

Il tutto mentre il quartiere, con un certo ritardo, si convince finalmente che reclamare sicurezza non è solo una questione di slogan da campagna elettorale, ma un bisogno territoriale concreto e urgente. Ci si potrebbe chiedere: cosa ha impedito interventi simili nei mesi, forse negli anni, che hanno visto il degrado fiorire indisturbato? Ma, si sa, la burocrazia e qualche pigrizia amministrativa spesso fanno più danni della delinquenza.

Il campo sportivo – proprietà privata, ma ormai sotto il brutto giogo dell’abbandono e dell’illegalità – è stato riportato al netto, alla lucidità delle pale di chi sa muoversi solo all’ora del caffè mattutino, dove un intervento rapido viene celebrato come un miracolo. Non male come strategia comunicativa: meglio un’azione episodica e visibile che una politica continua e risolutiva. E così, all’alba, la polizia locale si impegna in un atto simbolico sotto gli occhi attenti dei cittadini ancora mezzo addormentati e dei social pronti a immortalare ogni selva di degrado rimossa, almeno per un giorno.

Tra legalità e spettacolari spolverate mediatiche

Non c’è dubbio che l’intervento sia lodevole: restituire decoro a un’area canaglia è sempre un ottimo inizio. Ma la domanda sorge spontanea: quanto durerà questa finta primavera della legalità? Le strade d’Italia sono ricche di precedenti in cui azioni simili, tanto virtuose quanto marginali, sembrano solo una pezza sul buco di una rete fatiscente. L’incapacità strutturale di garantire una presenza continua, di modernizzare le politiche di controllo, e la cronica carenza di investimenti rendono queste operazioni più degli spot piuttosto che punti di svolta reali.

E così, mentre la polizia locale sgombera, ripulisce e prova a impressionare con sforzi repentini, il degrado si gode una tregua precaria. Le ambizioni di riqualificazione urbana si scontrano con un muro di sfiducia da parte di chi vive quella zona ogni giorno. «Meglio un blitz che niente», dirà qualche ottimista, ma si tratta davvero di un “meglio” sufficiente per una città che, tra tante parole, resta giustamente esigente quando si tratta di sicurezza e decoro.

Alla fin fine, la sensazione è che via Venezia e Rozzano abbiano avuto la loro dose di attenzione, forse per qualche ora, forse più per il gusto della foto ricordo da esibire. E dopo? Tornano le stesse storie di sempre, gli stessi ritardi, le stesse promesse dimenticate. Almeno ora sappiamo che al mattino presto la giustizia sa farsi vedere – e magari farsi, per qualche giorno, applaudire.

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