Remo Salvadori, un nome che evoca subito l’arte italiana – o almeno dovrebbe, visto il suo curriculum –, se n’è andato a soli 79 anni. Nato a Cerreto Guidi, cuore pulsante della Toscana, e fiero diplomato dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze, nel 1972 ha scelto la caotica e patinata Milano come sua nuova culla artistica. La città della moda e dei grattacieli elettrici lo ha ospitato e coccolato negli anni, diventando il palco ideale per il suo lavoro.
Facciamo un salto indietro nella sua carriera: le prime esposizioni personali di Salvadori sfilarono nelle gallerie meneghine a partire dal 1971, come a dire che Milano non poteva più fare a meno di lui. La consacrazione non tardò ad arrivare, ovviamente, con la sua partecipazione a eventi così popolari e alla portata di tutti come la Biennale di Venezia (nel 1982, 1986 e 1993) e Documenta a Kassel (due volte, nel 1982 e nel 1992). Non male per chi si nasconde dietro pennelli e tele, no?
Ovviamente, non potevano mancare le mostre collettive di respiro internazionale che, come sempre, hanno arricchito il suo curriculum di soddisfazioni e di presenza in cataloghi che nemmeno il nipote ricorderà di aver sfogliato.
Una retrospettiva che fa discutere (e non poco)
Nel 2025, come se la sua fama non fosse già abbastanza decantata, Salvadori è stato il fulcro di una mostra retrospettiva articolata tra le più sacre e intoccate cornici milanesi: Palazzo Reale, il Museo del Novecento e persino la chiesa di San Gottardo in Corte. Una triade perfetta per chi ama che la sua arte venga esposta in contesti altisonanti e decisamente molto “in”. Curata niente meno che da Elena Tettamanti e Antonella Soldaini, la mostra ha regalato ai visitatori un’esperienza quasi mistica e, diciamocelo, un buffetto all’ego del defunto maestro.
Insomma, tra la severità della critica, l’affetto del pubblico e l’inevitabile grandezza costruita negli anni, l’addio a Remo Salvadori segna un capitolo significativo dell’arte italiana contemporanea. Perché, quando un pezzo così grosso se ne va, puoi solo prenderne atto e magari, se ti va bene, imparare qualcosa sulle contraddizioni del successo e del riconoscimento postumo.



