Più studentati? Certo, ma con tariffe che spesso fanno impallidire persino le camere sul mercato privato. E indovinate un po’? Succede anche a Milano, la città dove la borsa dello studente sembra più un investimento in una villa che un semplice alloggio. A dimostrarlo ci pensa l’inchiesta dal titolo emblematico Il lusso in una stanza, firmata da Will media e Chora per il podcast Seietrenta Xl. Ma non si parla mica del solito aumento, no: stiamo parlando di prezzi che stracciano la realtà più cruda.
Se vi aspettate che un studentato sia un simpatico luoghetto con letti e scrivanie, vi sbagliate di grosso. Ormai, affittare una stanza in uno studentato milanese è come prenotare un albergo di lusso a cinque stelle, con tanto di vista panoramica sullo stress economico. Le camere in affitto private, a confronto, sembrano offerte “last minute”.
Il paradosso del “lusso accessibile” agli studenti
In una città che si vanta di essere all’avanguardia, ecco spuntare il paradosso: gli studentati, nati per contenere i costi e agevolare i giovani, sono diventati il nuovo eldorado dei palazzinari e dei gestori delle strutture. Una stanza “standard” in questi ambienti costa più di quanto non farebbe una camera singola in un appartamento condiviso. E non parliamo di servizi extra: a volte manca persino il minimo sindacale di accoglienza.
Dimenticatevi la mensa universitaria o il servizio di portineria, qui l’unico servizio che vi offrono è il conto che lacera il portafoglio. Insomma, la rivoluzione dello studentato low cost si è trasformata in un esperimento sociale sul “chi può ancora permettersi di studiare e vivere a Milano”.
Un mercato impazzito sotto la Madonnina
Negli anni, Milano è diventata il palcoscenico ideale per una giostra di offerte abitative, dove la domanda disperata degli studenti incontra un’offerta spregiudicata che alza i prezzi senza un solo briciolo di pudore. Gli studentati, formalmente pensati per garantire un accesso equo all’alloggio, si sono trasformati in una trappola dorata, costringendo tanti giovani a scelte disperate o a rinunciare ai loro sogni accademici.
Per chi fosse ancora ingenuo oppure sprovveduto, proviamo a riassumere: mentre le autorità svettano con discorsi altisonanti sulla necessità di supportare gli studenti, i grandi gruppi immobiliari si fregano le mani e aumentano i costi. Gli studenti? Beh, loro possono solo pagare… e piangere.
La retorica della “qualità” maschera solo l’avidità
È ormai rituale leggere nei comunicati stampa e sui siti web che questi studentati offrono “una qualità abitativa superiore”, “comfort moderno” e “spazi di convivialità” per i nostri eroi universitari. Ma è davvero così o siamo di fronte alla solita fumosa propaganda? Guardate un po’ voi stessi: stanze minuscole, costi vertiginosi e servizi praticamente inesistenti. Perfetto per chi ama vivere in uno showroom di lusso – magari con una bella dose di ansia da prestazione inclusa.
Lungi dal fornire un aiuto agli studenti, questi studentati sembrano più una nuova risorsa per prosciugare stipendi e finanziamenti destinati all’istruzione. Un meccanismo impeccabile dove la parola “lusso” si confonde con “speculazione”. Complimenti davvero.



