Vannacci pronto a coalizzarsi ma solo se le sue immancabili linee rosse non vengono calpestate

Vannacci pronto a coalizzarsi ma solo se le sue immancabili linee rosse non vengono calpestate

A Vicenza si respira aria di coalizioni dal profumo delicato di “linee rosse”. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, si mostra più che disponibile all’idea di entrare in un’alleanza… a patto che nessuna delle sue preziose e imprescindibili condizioni venga minimamente sfiorata. In altre parole, coalizioni sì, ma solo se tutto gira attorno alle sue “linee rosse” — che, per chi non fosse avvezzo al gergo, sono quelle sacre cause intoccabili che lui si ostina a definire fondamentali.

Il generale spiega con la proverbiale semplicità del soldato quali siano queste barriere invalicabili: «Sulla politica internazionale, sull’energia, sulla sicurezza… senza dimenticare il sistema economico, che a nostro avviso dovrebbe miracolosamente far piovere ricchezza su tutta l’Italia». Traduzione: tutto deve essere programmato affinché l’italico benessere nasca dalla luna e cada magicamente nelle nostre tasche.

E non finisce qui, perché la più sacrosanta delle linee rosse è il “prima gli italiani”. Perché, si sa, la politica dovrebbe basarsi sull’amore incondizionato per i propri elettori piuttosto che su interessi minori come, chessò, il buon senso o la realtà economica.

Il generale dei sondaggi: volare alto tra i delusi

Secondo alcuni illuminati sondaggi, Vannacci raccoglie il plauso di un elettore su cinque: quasi fosse un miracolo in un panorama di politicanti spesso poco amati. Sarà forse per quel mix di rigore militare e battute affilate, o forse per la sua capacità di essere onnipresente nei commenti e nelle discussioni politiche. In ogni caso, vola alto tra chi ha perso fiducia nei partiti tradizionali, portando con sé il bagaglio – sempre pesante – di un elettorato che si scopre, chissà come, particolarmente deluso.

Chiarisce poi il suo rapporto con il principale attore del centrodestra, il buon Matteo Salvini. Niente rancori, anzi: l’esperienza nella Lega è stata a suo dire altamente formativa e proficua. Non c’è cattiveria nel ribadire che non ha mai “fregato” nessuno – una cosa che, nel turbinio degli intrighi politici, sa tranqullamente replicare chi è abituato a manovrare voti da dietro le quinte.

Con orgoglio quasi commovente, Vannacci ricorda il suo contributo consistente alla vittoria europea del 2024, che senza dubbio ha avuto inizio dalle sue strategie illuminanti (o forse da qualche consueto gioco di coalizioni e voti di scambio, ma lasciamo correre). Alimenta poi un senso di fratellanza con gli ex compagni di partito, con i quali continua a lavorare in qualche forma di sinergia istituzionale, mantenendo intatti quei rapporti che nella politica italiana non sono mai del tutto tagliati, nemmeno quando si fa finta di litigare.

Insomma, un quadro scintillante di coerenza e lealtà politica che fa quasi dimenticare le tante “linee rosse” che, ovviamente, non devono essere oltrepassate. Perché in fondo, nella nostra “saggia” politica nazionale, è fondamentale che tutto continui a ruotare attorno agli interessi personali e a quei vocabolari infiniti di condizioni e premesse che rendono le alleanze colorate ma fragilissime come cristalli.

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