Canada beffa il Sudafrica all’ultimo respiro e vola agli ottavi grazie a un gol miracoloso di Eustaquio

Canada beffa il Sudafrica all’ultimo respiro e vola agli ottavi grazie a un gol miracoloso di Eustaquio

Benvenuti allo spettacolo di calcio di alta classe al Los Angeles Stadium, dove il Canada riesce a battere il Sudafrica in una partita che definire “tecnicamente perfetta” sarebbe un complimento eccessivo, ma alla fine conta solo il risultato. Nei minuti di recupero, come in ogni film con suspense, arriva il colpo di scena: un tiro chirurgico del capitano canadese Eustaquio regala ai “Canucks” il passaggio agli ottavi di finale. Lì, per pura casualità, incontreranno la vincente tra Olanda e Marocco, due squadre che speriamo offrano uno spettacolo degno del nome Mondiali.

Il ct canadese Jesse Marsch, fedele al 4-4-2, fa qualche cambio qua e là per decorare la formazione: in difesa c’è Bombito mentre accanto allo juventino David spunta un certo Oluwaseyi, con Eustaquio e Millar pronti a orchestrare il centrocampo. Dall’altro lato, l’allenatore sudafricano Hugo Broos si aggrappa al 4-2-3-1 che ha steso la Corea, con un solo cambio a centrocampo, un certo Mokoena al posto di Mbatha. Insomma, niente di rivoluzionario, solo la classica levigata monotonia da eliminazione diretta.

Nei primi minuti si vede subito chi è il padrone del possesso palla: il Canada. Ma il Sudafrica, sempre pronto a fare il piagnone in contropiede, ci prova subito con un tiro da lontano che per fortuna non spaventa più di tanto il portiere canadese, Crepeau. I nostri amici nordamericani ci provano, mettendo in difficoltà gli avversari, costringendo quest’ultimi a respingere i palloni in angoli – una scena più prevedibile di un finale di serie TV. È proprio su uno di questi corner che arriva la prima vera occasione: un colpo di testa di David che però, con la precisione di un bersaglio da fiera, incredibilmente non trova la porta.

Un lampo di speranza? Macché. Poco dopo, su punizione, Cornelius colpisce di testa, ma tutto quello che riesce a fare è offrire una palla comoda al portiere sudafricano Williams. Intorno al 30esimo minuto, lo stadio sembra ben distante dall’entusiasmo: una barzelletta non detta si consuma mentre entrambi i portieri si rilassano col pallone in mano, attendendo pazientemente il momento giusto per rilanciare. Fischi a scena aperta da parte del pubblico, che evidentemente sperava in qualcosa di più avvincente.

Proprio prima dell’intervallo, il primo tempo decide di regalarci un episodio degno di nota: un calcio d’angolo canadese conduce a un colpo di testa di Bombito spazzato sulla linea da Modiba. Dopo qualche rimpallo da circo, il portiere si prende la scena parando la conclusione di Buchanan. Nel frattempo, la squadra di Marsch reclama un rigore su un intervento su Laryea, ma il VAR, quel giudice implacabile, decide che il gioco deve andare avanti. Così si chiude mezza ora di calcio che ha regalato più errori tecnici da ambo le parti che giocate memorabili.

È l’ora di sparigliare le carte: fuori Mofokeng, dentro Mbatha per il Sudafrica; il Canada risponde cambiando uomini, lasciando in panchina Bombito e Saliba, per far spazio a Sigur e De Fougerolles. Un football dove l’azione più memorabile è un tiro da lontano mandando il pallone abbondantemente fuori, o una conclusione salvata dal portiere di casa, che evita un gol che sembrava fatto.

Il gioco si appiattisce, si arriva agli ultimi cinque minuti di recupero col punteggio immutato di zero a zero. E proprio quando il sonno sembra essere l’unico destino dei presenti, il capitano canadese Eustaquio decide che è ora di far saltare il banco. Controlla un pallone respinto con il petto, si sistema la palla al limite dell’area e tira col collo del piede destro, trovando un angolo impossibile ed infilando la palla nell’angolo lontano, il secondo palo. Un gol che vale più di mille giocate, e senza dubbio il sigillo inatteso di una gara in cui il Canada aveva già dimostrato di meritare qualcosa in più.

Tra le due debuttanti del torneo, è il Canada ad avanzare, regalando al paese della foglia d’acero quella che possiamo tranquillamente definire un’altra “prima volta” negli ottavi di finale di un Mondiale. Già, perché nel calcio, come nella vita, si può sempre superare se stessi, anche quando si inizia da un livello piuttosto modesto.

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