Mattarella sbarca a Seveso per il mezzo secolo dell’incidente Icmesa e, ovviamente, c’è pure Fontana a fare la passerella

Mattarella sbarca a Seveso per il mezzo secolo dell’incidente Icmesa e, ovviamente, c’è pure Fontana a fare la passerella

Ah, cinquant’anni. Mezza vita, o quasi, da quando quella meravigliosa fuga di diossina a Seveso ha trasformato un tranquillo angolo di Monza e Brianza in un nuovo habitat per piante radioattive e ricordi tossici. L’evento è ricordato con una festa di anniversario il 10 luglio, giusto in tempo per rinfrescare la memoria di un piccolo dettaglio contaminante che un tecnico disattento – o un sistema che proprio non voleva funzionare – riuscì a generare con la grazia di un’orchestra stonata.

Il glorioso impianto Icmesa si guadagnò un posto al sole (del disastro ambientale) quando un guasto ha liberato tonnellate di diossina nell’aria. Un’incredibile performance, se si pensa che nessuno aveva previsto che un reattore potesse decidere di fare questo suo personale show tossico.

Un anniversario così tanto per ricordare… ma non troppo

Per celebrare l’occasione, naturalmente, non potevano mancare le grandi personalità. Quel venerdì, infatti, ci sarà anche la presenza del presidente della Repubblica, a certificare che i tempi cambiano ma certe figuracce istituzionali si replicano fedelmente all’infinito.

Il tutto non come un trionfo della sicurezza o come un esempio di miglioramento tecnologico, no. Piuttosto come una buona scusa per mettere in scena il solito show commemorativo che assicura a tutti noi che “mai più”. Peccato che a distanza di mezzo secolo, proprio “mai più” sembri solo un vezzo verbale da campagne elettorali e pochi fatti concreti.

Diossina, quel veleno che non vuole smettere di stupire

La diossina, per chi se lo fosse dimenticato o, meglio ancora, per chi non ha mai avuto la fortuna di incontrarla, è una sostanza che ride sotto i baffi ogni volta che qualcuno parla di bonifiche e sicurezza. Una sostanza così persistente che pare decisa a fare il diavolo a quattro per rimanere nell’ambiente, ricordandoci ogni giorno quanto siamo bravi a traghettare problemi da una generazione all’altra.

Non stupisce, dunque, che a 50 anni dal disastro continuiamo a leggere ancora di monitoraggi, studi e chissà quali altri piani mai del tutto messi in pratica. Significa che, sì, il veleno è ancora lì, magari nascosto ma non certo sparito. Magia della burocrazia e dell’inefficienza, mentre le vittime di un tempo e le generazioni future si beccano lo stesso cocktail di tossine che avevamo promesso di cancellare dal dizionario.

Le istituzioni e una memoria selettiva

A essere onesti, va riconosciuto il senso del tempismo delle istituzioni italiane: dall’alto del loro carico di responsabilità, riescono ancora a sorprendere nel trasformare il ricordo di una delle peggiori catastrofi ambientali del paese in un momento di rituale commemorativo, quell’alibi perfetto per distrarre il popolo mentre si continua a discutere su come avvelenare meno, ma senza troppo impegno.

Naturalmente, la presenza del presidente non è un dettaglio di poco conto, perché nulla dice meglio “abbiamo memoria” come presentarsi trafelati al solito spettacolo di retorica ben confezionata che ogni tanto ci ricorda quanto siamo fragili e quanto gli affari continuano a girare alle spalle dell’ambiente.

Non mancheranno le belle parole, gli occhi lucidi e le promesse di un futuro più pulito. Peccato che siano le stesse che sentiamo da decenni, confezionate con la stessa cura di un vestito vecchio che nessuno vuole cambiare davvero.

Conclusioni? Meglio lasciar perdere

Il cinquantesimo anniversario di Seveso è poco più di una cartolina sporca da mostrare a chi ancora crede nel valore della commemorazione. Una giornata che ci ricorda, senza troppi fronzoli, come l’insipienza umana riesca a lasciare un’eredità assai più tossica di qualsiasi altra proprietà chimica.

Alla fine, la vera diossina è la nostra abitudine a dimenticare, a celebrare senza cambiare e a ripetere gli stessi errori senza imbarazzo. Cambiare davvero? Meglio non chiederlo in questa festa di simboli, perché la sostanza rimane quella di sempre, e purtroppo così rimarremo per altri cinquant’anni.

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