La jella che perseguita la Nuova Zelanda sembra un’epopea senza fine: un Paese dell’Oceania che, nonostante tutti gli sforzi, non ha mai vinto una singola partita ai Mondiali. Un record negativo che condivide con il simpatico Honduras, perché si sa, è bello fare amicizia anche nelle sfortune calcistiche. Questa notte, l’undici guidato da Bazeley si è preso una lezione dal Belgio, per cinque a uno. Solo per precisare: quella era la loro nona partita nella storia dei Mondiali eppure, dalla prima apparizione nel lontano 1982, nessun tris di punti è mai finito nel loro carniere. E chi vivrà vedrà, almeno fra altri quattro anni per un nuovo tentativo sfortunato.
Non c’è da meravigliarsi del fatto che questa eliminazione sia amarezza pura. Gli “All Whites” non hanno mai passato i gironi e il loro risultato più brillante resta un tris di pareggi al Mondiale 2010 in Sudafrica, con tanto di 0-0 persino contro l’Italia di Lippi. In questo torneo, con un misero punto conquistato, la Nuova Zelanda si è piazzata ultima, mentre il Belgio ha preso il gruppo di forza, lasciando dietro perfino un agguerrito Egitto, fresco secondo.
L’ambizioso riscatto dei Diavoli Rossi
Il Belgio, dal canto suo, aveva proprio bisogno di rivalsa dopo aver accumulato solo due pareggi nelle prime due partite del girone. La squadra di Garcia è ancora alla ricerca della propria identità, visto che l’ultimo Europeo ha crocifisso definitivamente la “generazione d’oro” capace, fino a un decennio fa, di gettare il panico nei tornei internazionali. La Nuova Zelanda, invece, era già data per spacciata ancor prima di scendere in campo, con la rosa meno competitiva del gruppo: per passare il turno avrebbe dovuto fare un miracolo che, col senno di poi, è rimasto solo un sogno da bar sport.
Un monologo belga senza storia
Subito il Belgio fa capire che quella non sarà una passeggiata per i “kiwi”. Al 10’ i “Diavoli Rossi” sfiorano il gol: Trossard si fa strada nella difesa avversaria e calcia, ma prima prende il palo e poi il portiere Bindon si fa trovare pronto sulla linea. Due minuti dopo ci prova De Bruyne da fuori area, con il portiere Crocombe che para in due tempi. Poco dopo, ci tenta Doku, ma la sua conclusione indugia nel morbido, senza disturbi per il numero uno neozelandese. Poco prima del cooling break, un curioso rigore (poi annullato grazie al Var) a carico della Nuova Zelanda tiene alta la tensione in campo; alla fine al 27’ è Trossard a sbloccare il risultato approfittando di un’ingenuità della retroguardia avversaria su calcio d’angolo.
Un tentativo di Doku poco dopo e una girata di De Ketelaere allo scadere del primo tempo, neutralizzata da Crocombe, confermano il dominio belga in un primo tempo senza storie.
Il secondo tempo scava il solco
Non cambia spartito nella ripresa: il Belgio riparte a spron battuto. Cinque minuti dopo il rientro in campo, De Bruyne serve Trossard in area, che firma il 2-0 segnando la doppietta personale. Seguono altri tentativi ben difesi da Courtois, ma i “kiwi” sembrano più spettatori che altro.
Al 66’ una perla di De Bruyne chiude praticamente i giochi con un diagonale chirurgico dal limite. A sette minuti dalla fine arriva il ridicolo gol della bandiera per la Nuova Zelanda: Justin ribatte in rete su un’incertezza del portiere belga. Ma non illudetevi, perché la serata è ancora lunga per gli europei.
Al minuto 86 entra in campo Lukaku, che con il primo pallone toccato firma il poker. Il finale da cartolina è servito da Saelemaekers, bravo a mettere il sigillo sul cinque a uno grazie a un assist del solito e imprescindibile bomber Lukaku.
E così, mentre il Belgio festeggia la vetta del gruppo con piglio sicuro, la Nuova Zelanda rimane tristemente a guardare, sconfitta anche stavolta da una realtà mondiale che, per loro, sembra un sogno impossibile.



