Secondo lavoratore muore nella fabbrica BYD in Ungheria mentre i problemi sul lavoro restano un segreto di Pulcinella

Secondo lavoratore muore nella fabbrica BYD in Ungheria mentre i problemi sul lavoro restano un segreto di Pulcinella
BYD a Szeged, in Ungheria, è diventata un vero e proprio teatro di tragedie e scandali. Mentre la casa madre, con la faccia tosta degna di un intrattenitore del Cirque du Soleil, ci racconta di accogliere ispezioni e negare qualsiasi abuso, la realtà sul campo si rivela un po’ meno idilliaca: un secondo lavoratore ha perso la vita sul cantiere.

Il tragico evento, accaduto il 18 giugno, ha visto vani i tentativi di rianimazione svolti dai paramedici, che, per fare il loro dovere, hanno dovuto schierare addirittura un elicottero di soccorso. Ma certo, perché chiamare rinforzi quando un incidente così grave capita in un luogo tanto “sorvegliato”. Pare che il lavoratore sia stato investito da un camion nel cantiere, ma tranquilli, le indagini delle autorità locali sono in corso: una pratica consueta, ovviamente, quando si tratta di tragedie lavorative in scenari di modernità industriale.

Facendo un salto nel grottesco, scopriamo che la sussidiaria incaricata dei lavori, AIM Construction Hungary Ltd., è la stessa coinvolta nello scandalo del 2024 in Brasile, e che ha subito una multa niente male: 34.500.000 fiorini, ovvero poco più di 110.000 dollari, per infrazioni legate alla sicurezza sul lavoro. Naturalmente, oltre a questa piacevole sorpresa, l’azienda si è beccata avvertimenti per registrazioni tardive dei dipendenti, violazioni della normativa sugli orari di lavoro e “difetti formali” nei contratti. Che romanticismo burocratico.

Ma non è tutto rose e fiori, anzi: oltre a AIM Construction, altre due società si sono guadagnate la fama di “non conformi”. LÉVAI-SECURITY Ltd., ad esempio, ha ricevuto multe per aver impiegato lavoratori senza le dovute registrazioni, mentre la Plusz Kéz Ltd. ha collezionato avvertimenti per la sorveglianza sulle condizioni del lavoro. Un cast di eccellenze che farebbe invidia a qualunque reality show sul peggio della gestione aziendale.

Un lavoro da 7 giorni su 7… senza stipendio

Nel frattempo, il rapporto pubblicato da un osservatorio internazionale non proprio di parte, ma sicuramente rompiscatole, ha messo sotto i riflettori un’altra gradita sorpresa. Il cantiere di Szeged sarebbe teatro di lavoro forzato, turni senza fine di 7 giorni a settimana, e – ciliegina sulla torta – salari che vengono “dimenticati” di essere pagati.

È quasi poetico come la stessa BYD, fondata nella moderna Shenzhen, abbia iniziato a trasferire i macchinari per la produzione dal gennaio scorso, con la promessa – un vero e proprio sogno industriale – di apertura della produzione completa prevista per il terzo trimestre del 2026. Peccato che il dramma umano sembri essere già arrivato molto prima, anticipando di gran lunga i trionfalistici annunci aziendali.

In un mondo perfetto, tutto ciò sarebbe inaccettabile. Ma nel nostro glorioso ventunesimo secolo, evidentemente, si continua a scambiare il progresso tecnologico con il progresso etico: nessun problema, basta una multa simbolica e un paio di avvertimenti formali, poi tutto torna magicamente a posto. E se qualcuno osa far emergere la verità? Si nega tutto con un sorriso patinato, si invita a “collaborare”, come se la gentilezza potesse cancellare una vita spezzata tra i detriti di un cantiere industriale.

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