Funerali di Sofia Barberi a Ceriale: una folla oceanica per un addio che sembra una manifestazione di piazza

Funerali di Sofia Barberi a Ceriale: una folla oceanica per un addio che sembra una manifestazione di piazza

Bara bianca, folla muta e lacrime sincere: oggi è il giorno più noioso e straziante per Ceriale e per la famiglia di Sofia Barberi, la ventitreenne che ha deciso di abbandonare il mondo in un banale incidente stradale sull’Aurelia, venerdì notte. Naturalmente, amici, conoscenti e curiosi assortiti si sono precipitati nella chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Eugenio per fare la solita pomposa passerella solidale attorno alla mamma Barbara e al resto della famiglia. La tragedia rimane avvolta nel mistero, un frontale fatale che ha strappato una giovane vita mentre l’amica Emma Brasca lotta ancora in ospedale, con in più l’amputazione di un piede come souvenir. Per aggiungere una nota di gusto quasi surreale, qualcuno si è divertito a postare video di dileggio sui social: ironia dell’epoca digitale, o forse solo cattivo gusto in alta definizione.

La lettera consolatoria del vescovo Borghetti

Il funerale, sapientemente orchestrato da don Mattia Bettinelli insieme a una congrega di preti con nomi a caso sparsi, si è aperto con la solenne lettura di una lettera del vescovo di Albenga, Guglielmo Borghetti. Le sue parole, sembra, siano state un perfetto mix di ovvietà e pietismo: “Ogni parola umana rischia di risuonare vuota e insufficiente. Non ci sono parole in grado di placare il senso di profonda ingiustizia.” Già, perché non c’è niente di più efficace di un po’ di mesto silenzio e qualche lacrima ben distribuita per affrontare un dramma. E naturalmente un invito alla “compassione umana” e a “non lasciarsi turbare”, ma ricordare quel famoso sorriso di Sofia, che in questi anni deve aver fatto miracoli a sufficienza da giustificare tutto questo clamore.

Fiori a non finire, lacrime a scroscio e l’immancabile silenzio

La chiesa era così piena di fiori da far invidia a un vivaio all’apice dello splendore. Mamma Barbara si stringeva alla piccola Aurora, sorellina di Sofia, mentre il compagno faceva da comparsa silenziosa. Anche il padre, Francesco, lottava per non fare scena muta e osservava la bara entrare trionfalmente dal carro funebre. Il silenzio, ovviamente, veniva rotto solo dai singhiozzi di quelli che ancora cercano di capire come sia possibile che tutto questo accada. In prima fila, rigorosamente in divisa, il sindaco Marinella Fasano con la sua corte di consiglieri, protezione civile, polizia locale e croce rossa, tutti a sfoggiare i propri gonfaloni con un’attenzione degna di un festival del tragico.

Il discorso edificante di don Mattia

Don Mattia si è preso la scena abbracciando (letteralmente) la famiglia di Sofia, in un momento che poteva sembrare solo un altro copione già scritto.

“Di fronte alla tragedia che ha colpito Sofia e la sua famiglia, le parole sembrano essere vuote e inadeguate. Il nostro cuore è pervaso da un silenzio pesante e dalla domanda ‘Perché?’ La morte è una porta verso l’eternità; ora Sofia vive in una dimensione di luce e di pace, stretta nell’abbraccio misericordioso di Dio. Oggi siamo qui per testimoniare l’amore che lei ha donato e ricevuto. Pensiamo ai suoi sorrisi, ai suoi sogni, alla sua vitalità che hanno riempito la vita di tutti noi. Il bene e la gioia che ha seminato rimarranno impressi in noi e non andranno mai persi. Non bisogna rimanere prigionieri del dolore e della rabbia: il suo ricordo deve spingerci a essere persone migliori.”

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, se non la certezza che la retorica del dolore funge sempre da tappeto rosso per una sequela di frasi fatte e a prova di critica. Nel frattempo, c’è chi sul web continua a rattoppare con un video fuori luogo, dimostrando che la compassione umana al giorno d’oggi è un optional più che un dovere.

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