KNDS si butta in borsa a Parigi e Francoforte come se fosse la cosa più ovvia del mondo

KNDS si butta in borsa a Parigi e Francoforte come se fosse la cosa più ovvia del mondo

Beh, altra perla nel brillante scenario dell’industria della difesa europea: KNDS, il gioiello franco-tedesco che produce i famigerati carri armati Leopard 2A7, ha deciso che è il momento perfetto per tuffarsi nei mercati finanziari con una IPO degna di nota. Naturalmente, perché limitarsi a mantenere segreti i propri piani quando si può sbandierare al mondo la volontà di diventare la potenza suprema della difesa europea, magari piazzandosi simultaneamente a Parigi e Francoforte in borsa?

Nel vasto panorama dei sistemi terrestri, KNDS si fregia di essere uno dei pilastri indiscussi, offrendo al mondo non solo i loro adorati carri armati, ma anche un bel campionario di veicoli corazzati e cannoni che sicuramente fanno girare la testa ai militari della NATO e non solo. La nuova strategia? Mettere sul mercato fino al 20% del capitale attuale, con gli azionisti “privati” – o meglio, i soliti noti – ovvero la holding statale francese GIAT Industries e le famiglie tedesche proprietarie di Wegmann & Co., che venderanno direttamente agli investitori istituzionali senza perdere tempo con il popolo di piccolo azionisti.

Il colpo di scena arriva direttamente da Berlino, dove il governo ha deciso di strappare un sostanzioso 40% della società per assicurarsi un controllo “a lungo termine” su quella che considerano una roccaforte strategica della sicurezza europea. Naturalmente, come da copione, serve l’approvazione formale del comitato di bilancio tedesco, che per fortuna sembra scontata, perché mica si scherza sul destino della difesa continentale.

Il governo francese, dal canto suo, già possessore del 50%, mostrerà sportività cedendo un ulteriore 10% per arrivare alla parità con la Germania, lasciando un restante 20% da liberare ai venti agitati della borsa. Poi, ecco il CEO di turno, Jean-Paul Alary, a magnificare il “momento storico” in cui l’Europa si trova, dove la difesa e la sicurezza si sono trasformate in un’arena di modernizzazione fulminea e ricostruzione di capacità militari terrestri nel bel mezzo di crisi diffuse. Insomma, una primavera della difesa in salsa geopolitica.

Jean-Paul Alary ha dichiarato che:

“Questa IPO è il naturale passo successivo per KNDS, un momento ampiamente atteso e ineluttabile.”

Non è dato sapere esattamente quando o a quali prezzi, ma intanto la voglia di gloria è bella che annunciata.

Non dimentichiamo la dichiarazione congiunta franco-tedesca – pietra miliare dell’ipocrisia istituzionale – che, con garbo, paventa un’IPO “in un futuro prossimo”, sottolineando come la proprietà condivisa e l’intesa tra le superpotenze europee rafforzi “la sovranità comune nella difesa terrestre”. Tradotto: teniamoci stretta questa partecipazione azionaria almeno finché servirà a metter becco nelle cose di sicurezza continentale, ma condividendo furbescamente i rischi con chi ci sta dall’altra parte della Manica.

Nel 2025, numeri alla mano, KNDS ha fatto sfoggio di 4,4 miliardi di euro di fatturato, con 661 milioni di guadagni prima di interessi e imposte. Per il futuro, si parla di aspirazioni da capogiro tra 11 e 12 miliardi di euro annui, un salto quantico nella rincorsa al potere industriale difensivo.

Il crollo degli amori per le azioni della difesa

Il tempismo è tutto, e proprio quando KNDS sfodera i gavettoni per la festa della IPO, il mercato europeo della difesa mostra una forma smagliante di pessimismo: le azioni del settore, dopo anni di festa in onore dei budget militari gonfiati a causa delle guerre ucraina e mediorientale, iniziano a scivolare giù per una scivolata preoccupante.

Per non farsi mancare nulla, l’annuncio che la Germania abbandoni la costruzione delle mastodontiche navi da guerra, probabilmente il progetto più imponente dal secondo conflitto mondiale ad oggi, ha fatto tremare i listini. Le azioni di Rheinmetall, la controparte teutonica di KNDS e potenziale capo appaltatore per la flotta, hanno subito un tonfo fino al 15%. Un messaggio molto chiaro: non è più oro tutto ciò che luccica.

La disillusione degli investitori deriva dalla realtà scomoda che, forse, i governi europei e del G7 potrebbero anche rivoltarsi più lentamente verso l’aumento dei budget promessi, annaspando così le potenzialità di crescita dell’intero settore militare. Secondo le folli previsioni del capo stratega di Morningstar, Michael Field, il settore rimane sì interessante, con ordini in crescita, ma il breve termine si coprirà di nubi, grazie anche a qualche venticello di pace tra Ucraina e Russia e alla fine imminente dello scontro tra Stati Uniti e Iran.

Michael Field ha detto:

“Ora è un buon momento per investire in difesa, ma non mi convince che sia il più adatto per lanciare una IPO.”

Insomma, potremmo trovarci di fronte a un binomio perfetto tra ambizione industriale e tempismo del tutto “speciale”, con una dose massiccia di speranza che gli azionisti della difesa europea, armati di pazienza, guardino oltre le crepe di mercato.

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