Entrando in quella viuzza, vieni immediatamente travolto da un odore che definire nauseabondo sarebbe un eufemismo. Le bottiglie di birra in vetro abbondano come souvenir sul prato, sotto le siepi e ovunque un occhio volgia guardare. Due cassonetti? Non basterebbero i carri armati per contenere tanto spettacolo: scoppiano letteralmente di spazzatura che si perde a vista d’occhio, anche una tazza di WC abbandonata senza troppe cerimonie. A pochi passi, il teatro dell’assurdo: una porta di vetro mutilata, sbarrata solo a metà, sembra implorare pietà. Sopra, i balconi, velati da panni stesi che sbirciano sul panorama degradato, e le “vedette”: signore, soprattutto, in appostamento come sentinelle, pronte a scovare ogni visita indesiderata. Ecco via Saponaro, civico 7, incastonato tra le case Aler di Gratosoglio e i binari di tram di via dei Missaglia. Un angolo di paradiso urbano, insomma.
Quattro anni di occupazione: da rifugio per papà fragili a covo di abusivi
Qualche anno fa, quella struttura si sarebbe dovuta chiamare “soluzione abitativa” e offrire venti mini-appartamenti ai papà separati meno fortunati, quelli con il conto in banca snobbato dal mercato immobiliare. Un progetto, se vogliamo, persino degno di lode, inserito nel cuore pulsante del quartiere. Però, come spesso accade in scenari da film horror immobiliari, appena i legittimi inquilini hanno vacillato nell’abitare quelle mura, la stessa è stata presa d’assalto e… indovinate? È rimasta sotto il controllo di “abusivi” — parola elegante per non dire “occupanti senza permesso”. E sono ormai quattro anni di inquilini selvaggi, ci racconta un residente che si ostina a chiamarsi “regolare”. In principio c’erano solo uomini, dei maschietti ribelli e senza casa. Poi la trama si è complicata, ma le sorprese non finiscono qui.



