Doku abbandona il Mondiale per un biberon, e in Francia scoppia il solito teatrino sul padre ‘inutile’

Doku abbandona il Mondiale per un biberon, e in Francia scoppia il solito teatrino sul padre ‘inutile’

Il brillante dilemma di Jeremy Doku, esterno della nazionale belga e del Manchester City, ha incendiato i cuori e le tastiere del mondo calcistico: optare per un’uscita temporanea dal ritiro della sua squadra durante il Mondiale per assistere alla nascita del suo primogenito, prevista – come poteva essere altrimenti? – proprio nei giorni clou della competizione. Perché sì, il calendario della Coppa del Mondo si è messo esattamente così, a complicare la vita di chi, tra goal e assist, vorrebbe anche vedere un po’ di mondo… o un neonato, in questo caso.

Il giovane talento, a soli 24 anni, non si nasconde dietro al solito alibi da campione: intervistato, ha ammesso candidamente che la nascita del figlio è una priorità irrinunciabile, nonostante sia consapevole delle gravissime responsabilità che si porta addosso l’onore e l’onere di vestire la maglia belga in una competizione globale. Chissà se Roberto Martínez applaude.

Doku ha persino avuto l’umiltà di sottolineare il sostegno ricevuto dalla federazione, ma, naturalmente, ciò non ha impedito di scatenare un fiume di critiche più o meno prevedibili. Tra queste, spicca la voce impietosa e spietata della giornalista francese France Pierron, che ha saputo mettere elegantemente il carico da undici: per lei, partecipare a un Mondiale è il pinacolo del sogno per molti calciatori, mentre fare il papà durante il parto – attenzione! – è “completamente inutile”. Già, leggere per credere.

France Pierron ha espresso con tono severo la sua convinzione che, da un punto di vista sportivo, lasciare una Coppa del Mondo per esser presente all’arrivo di un figlio sia una follia incomprensibile. Naturalmente, a qualcuno sarà pure venuta l’idea che il sostegno emotivo durante un momento tanto delicato come il parto possa avere qualche importanza, ma evidentemente a Parigi hanno altre priorità.

Non è tardata la replica social, con una valanga di utenti indignati dalla freddezza e dalla vecchia mentalità delle affermazioni di Pierron. La nascita di un figlio, per chi capisce di umanità oltre ai palloni, è un evento irripetibile, e il supporto del padre durante il travaglio e nelle ore successive non è affatto un optional da buttare nel cestino come vecchie idee di altri tempi.

Persino l’ex campione olimpico di pugilato a Sydney 2000, Brahim Asloum, ha voluto dire la sua, puntualizzando saggiamente: “Un figlio è tutta la tua vita. Una Coppa del Mondo finisce quando finisce.” Una frase semplice, ma evidentemente rivoluzionaria per certi ambienti ossessionati da vittorie e trofei.

Intanto, sul campo, il Belgio ha cominciato il Mondiale con un insipido 1-1 contro l’Egitto. Doku ha giocato da titolare per 85 minuti, confermandosi pedina fondamentale del progetto tecnico, mentre la squadra si prepara ad affrontare Iran e Nuova Zelanda con la speranza di lasciarsi alle spalle il girone. Se la corsa continuerà, quel piccolo caso Doku – tra la nascita e la palla – potrebbe occupare più spazi di tanti gol messi insieme.

Tra passioni sportive e spinte emotive: un’odissea da Mondiale

Qui non si parla solo di un calciatore e di una partita, ma dell’eterna lotta tra dovere e cuore, tra l’ideale del sacrificio sportivo e la realtà umana delle priorità personali. La frase “il padre è inutile durante il parto” è diventata la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di mentalità antiquate e insensibilità culturale.

Al di là dei campi verdi e delle telecamere, questa polemica ci offre uno spaccato perfetto di come il ruolo dei padri nei momenti cruciali della vita familiare venga ancora messo in discussione da chi pensa che un trofeo abbia più valore di un battito di cuore appena nato. Per fortuna, in tempi in cui si sbandierano parità e diritti, c’è chi ha il coraggio di rivendicare il diritto di scegliere quel bambino, e non solo un pallone, come priorità da proteggere.

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