Il presidente del Consiglio direttivo, Martin Schlegel, ha spiegato che lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, avvenuto il 28 febbraio, ha inizialmente impennato il franco, che gli investitori hanno subito approvato come l’ennesimo porto sicuro per quei pochi risparmi rimasti. Ma ora la pressione sul franco è un po’ calata, anche se la BNS resta vigile e pronta a entrare in azione contro qualsiasi apprezzamento “rapido e eccessivo” che potrebbe mettere a repentaglio la miracolosa stabilità economica svizzera.
Nel comunicato sulle decisioni di politica monetaria, la BNS ha mostrato un’inflazione che, almeno in Svizzera, è aumentata, seppur lievemente: dallo 0,1% di febbraio al 0,6% di maggio, giusto un flebile lampo causato soprattutto dai prezzi dell’energia saliti a causa del conflitto iraniano. Tradotto, siamo ancora lontani dai fuochi d’artificio globali.
Però, almeno nel medio termine, l’inflazione sembra tranquilla, praticamente immutata. Insomma, niente panico, ma nemmeno un invito a tirare fuori i pop corn e godersi lo spettacolo.
L’ironia del differenziale dei tassi d’interesse
Val la pena ricordare che la variazione del valore della moneta svizzera è principalmente guidata da quel piccolo dettaglio chiamato “differenziale dei tassi d’interesse”. In parole povere, mentre gli altri central banks si dedicano a giochetti di rialzi dei tassi, la BNS resta al suo 0% per non infastidire troppo la sua economia fragile. Questo ha fatto sì che il franco, inevitabilmente, si deprezzi un po’, anche se non troppo, perché la spaventosa instabilità geopolitica mantiene sempre un campanello d’allarme acceso.
Schlegel aggiunge con la proverbiale calma svizzera: “Con i differenziali dei tassi che si sono allargati, il franco si è deprezzato un po’, ma la situazione geopolitica resta incerta. Il rischio di un forte aumento del franco persiste”. Una vera rassicurazione, insomma.
Nel frattempo la Banca Centrale Europea ci ha stupito tutti rispolverando il caro, vecchio aumento dei tassi, portandoli al 2,25%, la prima vera mossa in casa euro per contenere l’inflazione. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha deciso di tenere i tassi dove sono, ma ha avvertito che il rialzo è un eventuale ospite da chiamare a cena più avanti.
Economia elvetica: stabile ma non illudiamoci troppo
Guardando al futuro, la BNS si prende il merito di un’economia svizzera che ha dimostrato una resilienza sorprendente durante il caos mediorientale, prevedendo una crescita dell’1% per il 2026 e il 1,5% per l’anno successivo. Applausi. Ma, e qui arriva il colpo di scena, il vero rischio per la Svizzera rimane la situazione economica globale, un mix esplosivo di politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti e di una geopolitica mediorientale che nessuno osa definire prevedibile.
“Se necessario, quindi, abbiamo una maggiore disponibilità a intervenire sul mercato valutario. L’incertezza sull’inflazione e sullo sviluppo economico resta alta. Pertanto, continueremo a monitorare la situazione e ad adeguare la nostra politica monetaria per garantire condizioni monetarie appropriate,” ha precisato la BNS, cercando di farsi capire dai più.
Naturalmente, questa magia dell’intervento monetario rischia di far inalberare Donald Trump, che ha già criticato l’approccio svizzero nei confronti della propria valuta. Il vecchio tycoon non ha perso occasione per infangare la BNS, accusandola di manipolazione monetaria – una vecchia storia tornata a galla durante il suo mandato.
Lo scorso anno, il Tesoro americano ha infilato la Svizzera nella famosa “Lista di Monitoraggio”, accusandola di politiche valutarie discutibili, una colpa che gli svizzeri hanno sempre respinto con un sorriso glaciale. Per non farsi mancare nulla, gli Stati Uniti hanno anche imposto a Berna un tariffone del 39%, fra i più alti mai inflitti a una nazione, ovviamente giustificato con la “manipolazione valutaria e le barriere commerciali”.
Insomma, la BNS gioca la sua partita a scacchi con il mondo, sempre sul filo del rasoio. Tra un franco troppo forte e la furia americana, la svolta non sembra mai arrivare, mentre gli stessi svizzeri continuano a dormire sonni tranquilli, con il portafoglio ben chiuso e qualche cenno di preoccupazione appena accennato sui mercati internazionali.



