Finalmente è giunto il momento tanto atteso dagli studenti lombardi: l’inossidabile maturità 2026 ha fatto il suo entusiastico debutto. In un’affollatissima regione Lombardia, ben 78mila giovani menti si sono ammassate tra i banchi di scuola, con oltre 25mila coraggiosi solo a Milano e nelle sue province. Un vero e proprio esercito di aspiranti diplomati, pronti ad affrontare la maratona di esami che è diventata la pietra angolare dell’inizio dell’estate.
Oggi, 18 giugno, la giornata si è aperta con il celebre rito della prima prova scritta, ovvero quella che tutti conoscono come “il tema”. Per qualcuno occasione di gloria, per altri semplice tragedia annunciata. Ma non finisce qui: domani la danza prosegue con la seconda prova, giusto per farci ricordare che l’esame è una vera route tour de force e non una semplice formalità.
Come se non bastasse, la data di avvio degli esami sembra essere stata scelta con una saggezza particolare, considerando il caldo opprimente di giugno e l’aumento esponenziale dello stress adolescenziale. Una combinazione infallibile per massimizzare il trauma e, ovviamente, i racconti epici da raccontare alle prossime riunioni di genitori e insegnanti.
Una folla festante o un plotone di esecutori?
Chi l’ha detto che l’inizio dell’esame di maturità debba essere una passeggiata? Di certo non i 78mila studenti lombardi che, armati di penne e quaderni, hanno affrontato il primo giorno con il piglio di chi sa che la battaglia è appena cominciata e non si tratta di una gita scolastica. E più di 25mila solo nel capoluogo meneghino e dintorni rappresentano una tangibile rappresentazione del caos organizzato che fa da sfondo a questi anni cruciali della scuola italiana.
Non si tratta semplicemente di scrivere un tema o risolvere una prova, ma di un rito collettivo che mette alla prova non solo il sapere, ma anche la capacità di sopportare un sistema che, ammettiamolo, ama complicare le cose più semplici. Un sistema dove la meritocrazia spesso fa solo da comparsa, e dove la pressione psicologica è l’ospite d’onore.
Temi, prove e battute: l’ironia delle tracce
Il tema, ovvero la prova che dovrebbe mettere a nudo la capacità argomentativa e la fantasia degli studenti, si è trasformato nel palcoscenico ideale per storie di ansie, paure e qualche geniale trovata. Perfino i migliori, a volte, devono fare i conti con la triste realtà di una traccia che sembra scritta apposta per mettere a dura prova il coraggio di chi ci si accosta.
Una prova talmente enigmatica da sembrare uno scherzo ben studiato dal ministero dell’Istruzione, che anno dopo anno sembra godere nel vedere il panico diffondersi a macchia d’olio tra le giovani promesse del nostro Paese. D’altronde, cosa sarebbe la maturità senza un pizzico di dramma, no?
Un sistema scolastico sempre più “efficiente”
Il tempismo, l’organizzazione e la trasparenza degli esami di maturità sono ormai leggende metropolitane che circolano nelle scuole italiane da decenni. Non si tratta di criticare per partito preso, no no. È solo che ogni anno, tra dubbi sulle tracce, orari discutibili e modalità della prova, la cosiddetta “efficienza” sembra un miraggio più che una realtà concreta.
Il fatto che in una regione come la Lombardia si debbano mobilitare migliaia di insegnanti, segretari, bidelli e, ovviamente, i poveri studenti, sarebbe già un buon motivo per far funzionare tutto senza intoppi. E invece no, regna ancora un bel caos organizzato dove tutto è lasciato al caso e al destino, affinché i giovani imparino fin da subito quella che sarà la vera lezione: la vita è un’esame continuo, senza appelli.



