Ztl Isola: il Comune mette il veto all’aperitivo serale e silura i commercianti che chiedevano le 22

Ztl Isola: il Comune mette il veto all’aperitivo serale e silura i commercianti che chiedevano le 22

Un vero spettacolo di coerenza quello che si svolge a Milano sul fronte degli orari della Zona a Traffico Limitato (ZTL) chiamata Isola. Proprio a pochi giorni dal tanto agognato cambio di regime per i controlli, la sindrome dell’ultima ora si fa sentire forte e chiaro, con una commissione mobilità a Palazzo Marino animatissima quanto potenzialmente inutile. Perché cosa c’è di meglio che chiedere, con tutta la serietà del caso, di spostare l’attivazione delle telecamere? Naturalmente, dalle 20 alle ore 22. Ovvero, due ore in più di targhe scoperti e caos completo.

Ma non temete: a richiedere questa dilazione temporale sono stati i ben noti paladini del commercio, Confcommercio in testa, che con una simile proposta sembrano volerci regalare una lezione magistrale di come mettere le mani avanti prima ancora che il problema si presenti sul serio. Chiedere di posticipare la vigilanza tecnologica per permettere a clienti e clienti potenziali di invadere l’area senza sanzioni, pare essere la strategia infallibile per garantire la “sopravvivenza” del commercio locale. Che poetico.

Nel frattempo, gli abitanti e i sostenitori di una città meno congestionata e più vivibile stanno lì a guardare la scena, forse con un sorriso nascosto, consapevoli che l’unico vero risultato sarà continuare a respirare smog e subire traffico per colpa dei soliti noti. E non sorprende affatto che la magia dell’iperliberalismo milanese si traduca sempre in una richiesta di orari più lunghi, più tolleranza, e meno regole.

La lotta sorda tra commercianti e città vivibile

Si dibatte dunque, non sui contenuti ma su dettagli temporali che finiscono per rivelare un copione già letto mille volte. Una battaglia tra chi vuole incassare ancora qualche euro aggirando i limiti, e chi – anche solo vagamente – spera di vedere smussate le increspature di quell’eterno traffico che trasforma Milano in una gigantesca camera a gas. Commenti entusiasti o rabbiosi dipendono ovviamente dal punto di vista, ma i fatti restano spietati nella loro banalità: più ore di libertà per i veicoli significa più jama di auto in circolazione e meno spazio per il buon senso.

Nonostante l’essenza originaria delle ZTL sia di abbattere quelle onde di clacson e smog, ci troviamo di fronte a una retorica tutta italiana fatta di piccoli e grandi compromessi, giustificazioni e richieste di rinvii. Come se due ore potessero miracolosamente cambiare il senso stesso di una norma che si vorrebbe rispettare solo a metà.

Il paradosso della telecamera che si può posticipare

Ah, la tecnica avanzata di controllo tramite telecamere spostate sull’orologio. Pare una farsa: tecnologie sofisticate e costose installate con la promessa di regolare il caos, ma al momento del dunque si supplica per “spostare” l’orario di funzionamento, come se fossero interruttori della luce da accendere o spegnere su richiesta. Nel frattempo, i veicoli scorazzano, ignari che tra due ore potrebbero finalmente essere multati. Un invito a non prendersi troppo sul serio, insomma.

E giudicando con sano cinismo, questa è solo l’ennesima prova di come il concetto di regolamentazione urbana sia piegato a interesse privato, mentre chi dovrebbe tutelare l’interesse pubblico si limita ad annuire, per poi gå rerire la testa a piacimento.

Il futuro di Milano tra caos, compromessi e orari flessibili

Dunque, cosa aspettarsi? Per ora, un altro round della classica partita tra aspiranti regolatori e reali interessi economici. Telecamere? Già, certo, ma non troppo presto. Una ZTL che controlla il traffico? Sì, ma solo quando fa comodo. La mobilità sostenibile? Intanto lasciamo i motori accesi più a lungo e rilassiamoci nell’illusione che tutto si sistemerà da solo.

In definitiva, questa vicenda della ZTL Isola è un microcosmo della politica italiana: tanto rumore, zero coraggio e una manciata di telecamere che fanno più da elemento scenico che da reale deterrente. Ma sicuramente tutto questo è per il “bene” del commercio, della gente, o forse semplicemente per il gusto di non cambiare mai davvero nulla.

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