Quando un 25enne confonde il minimarket con il parco giochi: prima tocca una 16enne, poi ruba il telefonino a un ragazzino e finisce in manette

Quando un 25enne confonde il minimarket con il parco giochi: prima tocca una 16enne, poi ruba il telefonino a un ragazzino e finisce in manette

Un giovane venticinquenne proveniente dalla Guinea ha deciso di regalare alla tranquilla zona di Città Studi a Milano una serata decisamente movimentata. Prima si è divertito a toccare il seno di una ragazzina in un minuscolo minimarket, a cui evidentemente mancava il servizio sicurezza. Ma come se non bastasse, ha pensato bene di scippare il cellulare a un sedicenne – perché, si sa, i giovani e le loro passeggiate notturne sono un vero spettacolo di distrazione.

Fortunatamente, o meglio, inevitabilmente, la cosa è finita con il suo arresto. Un impeccabile tempismo da parte degli agenti di polizia, che si sono presentati sul posto verso le 23.30 di martedì, senza perdersi troppo in chiacchiere o tornare a casa prima del tempo.

Un cocktail di delinquenza e irritazione

La scena riassume splendidamente quella che ormai è la routine di certe aree urbane: un mix di microcrimini che, pur nella loro apparente banalità, riescono sempre a catturare l’attenzione, soprattutto quando coinvolgono vittime tanto giovani quanto indifese. Oltre all’atto delinquenziale vero e proprio, c’è un’agghiacciante indifferenza sociale sul contesto che permette simili eventi, quasi una realtà parallela in cui a dominare è la legge del più sfacciato.

Da un lato, si può meditare sul livello di sicurezza offerto ai cittadini: un minimarket è diventato teatro di toccamenti illeciti. Dall’altro, un sedicenne si vede scippare il telefono senza nemmeno il tempo di reagire. Nel bel mezzo, l’efficiente intervento della polizia, che però sembra soltanto una toppa a un quadro di degrado ben più ampio e ben più ignorato.

Le certezze della giustizia pronta e della società impotente

Insomma, abbiamo un giovane uomo che combina guai in due atti distinti in una sola serata, il tutto nel giro di pochi minuti, e poi finisce senza troppe storie dietro le sbarre. Ma cosa possiamo davvero aspettarci da un sistema che si limita a reagire mentre le radici del problema restano intatte? Spesso, la notizia dell’arresto diventa il finale spettacolare di un copione già visto, senza che si affronti mai il problema alla radice.

Non è difficile immaginare cosa succederà dopo: un iter giudiziario lungo e complicato, strategie di integrazione più teoriche che pratiche, e magari, un giorno, la stessa persona – o qualcun altro – tornerà a far parlare di sé per simili disavventure.