Gianandrea Barreca se ne va, l’architetto dimenticato dietro al miracolo del Bosco Verticale con Boeri e La Varra

Gianandrea Barreca se ne va, l’architetto dimenticato dietro al miracolo del Bosco Verticale con Boeri e La Varra

È venuto a mancare uno dei gloriosi “padri” del celeberrimo Bosco Verticale di Milano, l’architetto di origini genovesi Gianandrea Barreca. Aveva appena 57 primavere, un’età in cui molti sognano ancora di innovare il mondo—lui ci è riuscito, almeno per il tempo che gli è stato concesso.

Il nostro uomo era comodamente sistemato nella sua dimora di Bogliasco, pittoresca località vicino a Genova, dove si terranno anche i suoi solenni funerali giovedì 18 giugno alle 11.30. Per chi non avesse sottomano la guida di chi ha progettato le meraviglie urbane, ricordiamo che il Bosco Verticale non è mica un semplice grattacielo, ma quell’opera architettonica che tenta – con più o meno successo – di farti dimenticare che abiti una città soffocata dallo smog mettendo qualche pianta in giro, su terrazze e facciate.

Barreca, oltre a essere un maestro delle torri arboree, era anche docente nelle illustri università di Genova e Pavia, testimoniando così la sua doppia anima di creatore e di teorico. La sua influenza è quindi duplice: mentre il mondo si immerge nella crisi ambientale, lui insegnava a costruire “foreste sospese” su edifici che fanno finta di essere verdi, ma sono soprattutto enormi scatole di cemento rivestite di foglie.

Il paradosso verde-urbano

Parliamoci chiaro: il Bosco Verticale è diventato un simbolo di “modernità sostenibile” – un ossimoro che piace tanto a chi ama raccontarsela nel mondo. Ma mentre si vendono queste idee “verdi” come salvezza ambientale, gli alberi sul cemento non sempre bastano a salvare aria, salute e benessere di chi vive davvero in città affollate e soffocate dallo smog.

Chissà se Gianandrea Barreca, mentre progettava la sua “foresta verticale” per Milano, immaginava anche quanto sarebbe stato difficile far convivere vero verde e cemento, o se era solo intento a vestire di foglie l’ennesimo grattacielo elitario, lontano dalla realtà popolare. Nel frattempo gli edifici si riempiono di piante, e noi restiamo a bocca asciutta, nelle nostre città soffocanti.