Sepolti nel profondo del mio sottotetto, insieme a taccuini da reporter polverosi che potrebbero tranquillamente fare parte di un museo del paradosso, giacciono volumetti grandi quanto una copia patinata di Vanity Fair — sebbene con all’interno la lucentezza di un giornale da barbiere — pieni di elenchi di analisti di brokeraggio.
Accanto a nomi di singoli esperti, raggruppati come per magia nei loro rispettivi settori di competenza, troneggiano i miei appunti scritti a mano — il numero diretto dell’analista (o del market maker che tirava i fili) e qualche annotazione tipo “chiacchierone inveterato” o “intervistarlo è come parlare con un muro di mattoni”.
Negli anni ’90, fare il giornalista finanziario significava tenersi stretti questi piccoli tesori: compagni di battaglia indispensabili per decifrare i meandri obscuri delle aziende o compilare report sul mercato azionario. Questi libretti magici venivano distribuiti ai premi Extel, un’iniziativa che fanculizzava la modestia auto-glorificando analisti ritenuti i migliori tra i migliori — un evento celebrato con tanto di pranzo di gala nel tempio della finanza londinese, la Guildhall. Atto dovuto chiamarlo “Gli Oscar della City”, perché ovviamente tutto dev’essere glamour ed elitario.
Ho partecipato a quella folle cerimonia tre decadi fa, quando ancora il colosso editoriale Pearson controllava Extel e il mito Alistair Darling, il compianto portavoce del Partito Laburista per le questioni finanziarie, si faceva beffe del pubblico con i suoi discorsi prima di diventare ministro delle finanze — figuriamoci.
Oggi? I tempi sono cambiati ed Extel non è più solo un premio da gossip finanziario. È ormai un mega business che include team di vendita, trading, broker, analisti, gestori di fondi e persino l’esercito di relazioni con gli investitori, abbracciando praticamente ogni asset e nazione conosciuta… e forse anche qualcuna ignota.
Il fastoso pranzo di un tempo è stato sostituito, nel tetro 2021, da una cena in cravatta nera che ha dovuto aspettare settembre per svoltarsi; e proprio ieri sono stati resi pubblici gli ultimi riconoscimenti paneuropei. Diamoci una maschera di entusiasmo, va.
Piccola capitalizzazione, grandi dolori
Se cerchiamo il lato più… domestico e meno brillante, non possiamo non parlare delle classifiche 2026 dei broker dedicati alle Small e Mid Cap del Regno Unito, un settore che sembra più un cimitero di analisti che altro.
Tutto questo a causa di quella genialata burocratica chiamata MIFID II, recapitata con amore dall’Unione Europea nel gennaio 2018 — una direttiva che mirava a “proteggere gli investitori” e “aumentare la trasparenza del mercato”, ma che ha avuto l’effetto concreto di massacrare la ricerca azionaria: ora, infatti, i broker devono far pagare a parte quello che prima era odiosamente “incluso” nella commissione di intermediazione.
David Enticknap, il capo supremo di Extel, ironizza (o forse piange): “MIFID II non ha dato un colpo mortale alla ricerca azionaria, ma di sicuro l’ha ridotta a brandelli.”
Il confronto parla da solo. Nel 2007, sulla cresta dell’onda della crisi finanziaria, i cosiddetti analisti retail per small e mid cap erano 29. Ora? Agli sgoccioli, solo 17. Gli analisti di supporto si sono ridotti da 26 a 20 — un vero capolavoro di magra.
Accanto a nomi immortali come Investec, Peel Hunt e Shore Capital, spuntano invece sul registro delle ombre collettive società completamente sparite nel nulla come Bridgewell Securities, Oriel Securities, Cenkos Securities e Seymour Pierce. Commovente, vero? Come una saga di “ciò che fu”.
Nel frattempo, i giganti si sono accaparrati i piccoli: Numis Securities è finita nelle grinfie di Deutsche Bank nel 2023, Panmure Gordon ha sposato Liberum nel 2024 e Stifel ha deciso di smettere di fare l’equity nel Regno Unito entro la fine del 2025. Segno che “consolidamento” è solo un altro nome per “fallimento mascherato”.
Non sorprende che la copertura settoriale sia crollata: nel 2007 si contavano ben 18 settori per le rilevazioni SMID britanniche, mentre l’ultima edizione ne annovera solo 9, con addirittura sparizioni eccellenti di nicchie come Chimica, Metalli e Miniere e Trasporti e Logistica.
Tuttavia, un po’ di speranza negli spiriti luttuosi arriva dal fatto che, dopo una revisione molto politically correct nel 2023 da parte di legali illuminati (e impliciti appelli al senso di pietà), l’Autorità di vigilanza finanziaria britannica ha deciso di fare un mezzo passo indietro, ammesso che si possa chiamare così.
Ora agli asset manager è concesso di nuovo, seppur con le mani legate, di “ammassare” qualche pagamento per ricerca e esecuzione di ordini, per non far morire del tutto la poca liquidità rimasta.
Enticknap osserva con sarcasmo: “I semi ci sono. Ma la ricerca deve valere qualche cosa. Deve essere considerata preziosa, specialmente dal settore degli acquirenti. Se esiste ricerca, arriverà anche la liquidità.”
“E ci vuole sangue nuovo, giovani in gamba — non solo dinosauri come noi”, aggiunge, quasi supplicando.
Ricordando il 1996, quando il nostro amico Darling intravedeva (giustamente) che una buona posizione nel sondaggio Extel poteva garantire un bel bonus al proprio salario, viene da chiedersi dove siano finiti quei tavoli eleganti e quei giovani rampanti attenti a valorizzare una carriera che ormai sembra destinata a spegnersi tra antico prestigio e nuove follie regolatorie.



