Facciamo un tuffo nel cast di questa tragicommedia. Tra i protagonisti spiccavano i costruttori Carlo e Stefano Rusconi, l’architetto Gianmaria Beretta, due ex direttori residenti a Palazzo Marino, Giovanni Oggioni e Franco Zinna, e poi, per fare le cose in grande, anche alcuni dipendenti comunali: Maria Chiara Femminis, Mario Carrillo e Pietro Ghelfi. Decisamente una bella squadra di professionisti al lavoro per rivoluzionare – o dovremmo dire “ristrutturare”? – il paesaggio urbano milanese.
Una torre, tanti misteri: il caso Torre Milano
Il grattacielo in questione, denominato Torre Milano, svetta con i suoi 24 piani e 82 metri di altezza in via Stresa 22, nel quartiere Maggiolina. Un investimento da circa 45 milioni di euro, completato nel 2022, ovviamente sotto i riflettori di chi si chiede: “È davvero solo una ristrutturazione edilizia?” Il nodo cruciale del caso ruotava proprio attorno a questa sottile ma non troppo distinzione che consentiva agli artefici del progetto di aggirare il permesso di costruire e il piano attuativo che avrebbe dovuto portare a una revisione urbanistica più… ortodossa.
Tra le tante critiche mosse dall’accusa, l’altezza eccessiva e la distanza scandalosamente ridotta dagli edifici vicini, così da violare i limiti di legge e, perché no, oscurare la vista e togliere sole ai poveri abitanti circostanti. Tutto ciò senza il pur fondamentale e obbligatorio piano attuativo, indispensabile per opere che superano i 25 metri di altezza. Insomma, un cocktail perfetto di trasgressione edilizia e dilettantismo urbanistico, confezionato con cura e servito in pompa magna.
Non sorprende che questa vicenda rappresentasse il procedimento più “avanzato” tra le inchieste milanesi sull’urbanistica: un vero festival dell’improbabile che fino all’ultimo ha coinvolto palazzi, dirigenti e improbabili acrobazie burocratiche.



