Calma piatta e silenzio: nessuna intervista in vista, il protagonista sparito nel nulla

Calma piatta e silenzio: nessuna intervista in vista, il protagonista sparito nel nulla

Il famigerato Alberto Stasi è ricomparso, ironia della sorte, davanti al tribunale di sorveglianza di Milano, pronto a chiedere il sacrosanto privilegio dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Ovviamente, l’udienza si è svolta lontano dagli occhi indiscreti del pubblico, in un misero incontro di mezz’ora, dove è stato interrogato su quella che molto probabilmente è la sua ultima performance dietro le sbarre: comportamento da bravo ragazzo, attività lavorative da modello di riabilitazione e, naturalmente, il suo piglio da santo peccatore dietro le sbarre.

Le domande dei giudici? Pochissime, quasi come fosse un’udienza a uso interno del club dei privilegiati. E così, sorpresa delle sorprese, Stasi ha ottenuto il lasciapassare per un po’ di libertà vigilata, anche se tecnicamente era già in regime di semilibertà, perché evidentemente fare le cose in grande stile è una sua peculiarità. E prima che qualcuno si domandi se questa concessione abbia qualche legame misterioso con la futura revisione del processo – la cui richiesta è pronta al varo dalla difesa – la risposta è semplice: no, non c’entra nulla.

Parere della Procura Generale: un’inopinata benevolenza

La sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha deciso di scucire il consenso per la misura alternativa, incoraggiata evidentemente dal cambio di registro del buon Stasi. Punto a favore, la “buona condotta” in cella, le patetiche relazioni dell’area educativa — quelle che tutti firmerebbero se potessero — e il pentimento solo dopo che la stampa lo ha pizzicato in una intervista televisiva poco felice. Ah, quella stessa intervista che aveva fatto sì che la procura generale milanese invocasse la sospensione della semilibertà concessa nell’aprile 2025, poi puntualmente rigettata dalla cassazione, che evidentemente ha gusti televisivi diversi.

La procuratrice ha voluto ingentilire il quadro evidenziando lo “straordinario” atteggiamento pacato dell’imputato, la sua diligente presenza in aula e l’ormai inspiegabile astinenza da ulteriori interviste. Un vero esempio di redenzione da manuale, insomma.

Risarcimenti, conti a posto e lavori da contabile

Quest’ultimo atto del suo “percorso riabilitativo” arriva quando mancano solo due anni alla fine della pena. Ovviamente il buon Stasi, che non ha ancora esaurito il repertorio dell’innocenza proclamata a gran voce, ha deciso di “accettare” la condanna, come va di moda oggi, pur continuando a professare il proprio candore davanti al mondo. Nel frattempo, ha pure iniziato a risarcire i familiari di Chiara Poggi, la sfortunata ragazza uccisa nel lontano 2007 a Garlasco (Pavia), la cui verità processuale ormai fa rima con Stasi, unico e speciale colpevole designato dalla sentenza.

Con rinnovato entusiasmo, potrà riprendere la sua attività di contabile in uno studio ben piazzato nel centro di Milano, accompagnato, come vuole la tradizione dei buoni prigionieri, da un percorso di volontariato che, si spera, gli ricordi ogni giorno il valore supremo della giustizia.

Le regole del gioco dell’affidamento in prova

Ora, attenzione: l’affidamento in prova non è affatto libertà in senso stretto. Significa che il nostro modello di riabilitazione non dovrà più rientrare in cella di sera, come previsto dal regime di semilibertà, ma tutto il resto rimane sotto controllo stretto. Il tribunale di sorveglianza ha promesso che entro cinque giorni ufficializzerà il tutto con un bel provvedimento, dettagliando le regole da rispettare: orari di rientro rigorosi, divieto assoluto di lasciare l’Italia e, udite udite, probabilmente sarà proibito anche concedere interviste – chissà, forse per non rischiare altri exploit televisivi spettacolari.

La misura sarà valida fino a quando i vincoli saranno meticolosamente rispettati, altrimenti… beh, si tornerà all’accoglienza presso l’istituto penitenziario di turno. Insomma, un bel gioco di controlli che dà filo da torcere anche a chi ha ben poco da temere, ma tanto da mostrare nel suo palmares penitenziario ormai divenuto un classico del genere.

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