Un giovane rider di 25 anni, richiedente asilo e impiegato per una piattaforma di consegne a domicilio, si è guadagnato un’accoglienza speciale a Milano: un bel fermo con l’accusa di violenza sessuale continuata. Giovedì 11 giugno, la polizia ha messo in pratica l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale, su indicazione della procura della Repubblica. Il simpatico ragazzo è accusato di aver molestato tre giovani donne durante consegne a domicilio, sempre con un tempismo da far invidia a qualsiasi protagonista di film horror.
Le indagini della Mobile di Milano hanno preso il via dalle denunce presentate dalle vittime. Il primo episodio risale all’8 febbraio, quando il nostro rider ha pensato bene di usare l’account di un’altra persona per effettuare una consegna di due casse d’acqua all’ingresso di uno stabile. Dopo aver parcheggiato la bici, ha deciso di regalare alla malcapitata cliente qualche palpatina insistente su seno e altre parti del corpo, perché chi non ama un po’ di “gentilezza” gratuita? La donna, inizialmente paralizzata dallo stupore, è riuscita miracolosamente a fuggire in ascensore, dove ha trovato un po’ di pace per qualche minuto prima che il molestatore se ne andasse a spasso come se niente fosse.
Ma non finisce qui: il nostro eroe ha affinato la tecnica, tornando alla carica poco dopo con lo stesso copione. Il 13 febbraio, sempre dentro un palazzo, ha chiesto alla cliente di recensire la consegna sul telefono, ma probabilmente la sua vera intenzione era quella di mettere mani a destra e a manca senza troppa discrezione. E non contento, il 16 marzo all’ingresso di un altro condominio ha replicato la “mossa” artigianale, questa volta con la mano nascosta abilmente sotto la busta, giusto per non farsi notare troppo.
Indagini che non si fermano all’arresto
Ovviamente, la procura di Milano e la Squadra Mobile non hanno pensato di fermarsi qui, ché arrestare uno è troppo semplice e poco formativo. Gli investigatori stanno infatti verificando almeno altri sette episodi di violenza, tutti con modalità di attacco sorprendentemente simili. Una vera e propria saga di molestie a domicilio, perché si sa, quando si trova un filone d’oro è meglio scavare bene.
Questa vicenda ha tutto: il mix perfetto di immigrazione, lavoro precario e abuso di potere in una delle città più “avanzate” d’Europa. Dopotutto, forse bisognerebbe iniziare a riflettere su cosa c’è dietro quelle consegne “smart” che ci arrivano a casa come fossero miracoli tecnologici. Ma hey, chi siamo noi per criticare un sistema che sforna assunti tanto rapidi quanto pericolosi?
In ogni caso, complimenti al giovane rider che ha davvero portato a un livello superiore il concetto di servizio clienti. Qualcuno dovrebbe spiegargli che la parola “consenso” non è un optional, soprattutto quando si maneggiano cose delicate, oltre alle buste della spesa.



