Quante volte Coima è riuscita a intascare finanziamenti o agevolazioni per calmierare i 448 posti letto che promette a prezzi “popolari” nello studentato che dovrebbe aprire nel settembre 2026 all’ex Villaggio Olimpico di Scalo Romana? Ovviamente, senza dettagliate cifre sui tipi di camere e i rispettivi canoni, la sensazione è che Coima abbia fatto il giro completo dei tavoli, uscendo vincitrice più volte con buste piene di denaro dalle fonti più disparate. Ironia della sorte, le domande più elementari sono rimaste senza risposta, anche a fronte degli sforzi (quasi militaristici) di Francesca Cucchiara, consigliera comunale dei Verdi, che da mesi chiede invano il Piano economico-finanziario aggiornato dello studentato.
Facciamo un passo indietro e guardiamo il punto di partenza: la convenzione firmata tra Comune di Milano e Coima nel dicembre 2022, con la quale quest’ultima si assicurava la gestione per 30 anni di quello che sarebbe diventato – attenzione – uno dei più grandi studentati d’Italia, con circa 1.700 posti letto. Una manciata di posti, appena 150, sarebbe stata calmierata (anche grazie a una convenzione di 12 anni). E, per ottenere questo congruo sconto, Coima ha goduto dell’azzeramento totale del contributo sul costo di costruzione e del dimezzamento degli oneri di urbanizzazione, che ovviamente spettano a chiunque osi costruire edilizia sociale.
Poi, come in ogni buona favola finanziaria, arrivano i protagonisti impattanti: nel 2024, Cassa Depositi e Prestiti, tramite il suo braccio Real Asset, mette sul tavolo ben 50 milioni di euro e il suo Fondo nazionale per l’abitare sociale triplica i posti calmierati da 150 a 448, di cui ben 48 camere singole. E come se non bastasse, sempre nel 2024, Coima si presenta al bando del Ministero dell’Università per una corsia preferenziale verso quei quasi 9 milioni di euro, tradotti in circa 20 mila euro a posto letto, ossia il massimo premio possibile. Un premio ben cucito su misura, sembra.
I dubbi che aleggiano tra numeri e tariffe
Là dove la matematica dovrebbe essere semplice, Coima invece sa trasformarla in enigma. Nella presentazione della domanda ministeriale, le tariffe “di partenza” si aggiravano su circa 840 euro per i posti singoli e 615 per quelli in doppia. Attenzione però, perché proprio la stessa Coima ha affermato che, grazie all’accordo con il Fondo nazionale per l’abitare sociale, il canone medio a regime era già sceso a 592 euro. Qualcuno spieghi come possa la tariffa “ammissibile” in fase di bando essere più alta della media già calcolata. Sembra il paradosso del secolo.
Francesca Cucchiara, non proprio convinta dall’esegesi da conti e schede, si domanda se qualcuno stia giusto confondendo le carte: “Sabato scorso abbiamo saputo che 150 posti, di cui 50 in singola, erano già calmierati da accordi precedenti. Quelle 48 singole riportate nel bando sono esattamente quelle già calmierate a 670 euro, ma allora come si spiega il balzo da 670 a 840 euro? Magicamente le tariffe concordate aumentano appena arrivano i fondi ministeriali?”
Ma non è tutto: secondo la convenzione originaria, le 50 camere singole calmierate dovevano essere riservate a studenti disabili. Oggi, però, sembra che 15 di queste siano dedicate a studenti con borse per il diritto allo studio. “Fantastico,” commenta la consigliera, “si dà agli studenti Dsu ma solo se sono disabili. Che geniale selezione.” Una deviazione di fatto della convenzione originale? Quel che è chiaro è che la trasparenza sta facendo il suo solito – e prevedibile – naufragio.
Dove finiscono gli calmieraggi? Un gioco di prestigio finanziario
Per sintetizzare questo complicato puzzle: Coima ha ottenuto vantaggi e finanziamenti dapprima attraverso il calmieramento dei 150 posti convenzionati, esercitando il diritto ad azzerare un contributo e dimezzare altri costi. Poi, grazie all’intervento del Fondo nazionale per l’abitare sociale, ha esteso questa calmierazione a ulteriori 298 posti. Infine, ha incassato fondi del Ministero dell’Università per calmierare tutti questi 448 posti messi sul tavolo. E tutto ciò, naturalmente, senza svelare i dettagli più banali, come cifre esatte o condizioni dei canoni.
Insomma, un triplo buffet di agevolazioni, sconti e fondi pubblici, un vero campionato a squadre in cui Coima sembra essere l’unica giocatrice vincente. E chi deve essere grato? Sicuramente non gli studenti, destinati a navigare in un mare (non calmo, anzi) di informazioni mancanti e regole sfuocate. E chi osa porre domande, come la coraggiosa Francesca Cucchiara, si vede rispondere con il solito silenzio diplomatico, tanto più impenetrabile quanto più sospetto.
Ah, la meraviglia del mercato immobiliare universitario italiano, dove i posti letto più ambiti dello studentato più grande d’Italia rivelano un calmiere da record… di confusione, ovviamente. Si parla di una riduzione che sfiora i 4,5 milioni di euro, perché niente dice “trasparenza” come un buco nero nei conti pubblici. Ma andiamo con ordine, tanto per non perderci nel labirinto delle cifre e dei distinguo.
Supponiamo, per amor di causa, che il prezzo iniziale di un posto singolo sia 840 euro mentre quello di un posto doppio si assesti intorno ai 615 euro, come indicato chiaramente nelle risposte ministeriali. Ora, se si scende alle tariffe sbandierate da Coima – cioè 737 euro per la singola e 542 per la doppia – per un totale di 12 anni e 11 mensilità (visto che la convenzione consente di reimpiegare i posti durante la chiusura universitaria nel mercato turistico, comunque più redditizio), la riduzione diventa una cifra da capogiro: circa 4,5 milioni di euro in meno. Bella mossa, eh?
Ma aspetta, c’è il colpo di scena degno di un thriller politico. Il contributo stanziato dal Ministero è stato di 8,9 milioni di euro. Quindi, qualcuno, da qualche parte, ha deciso che la riduzione dei prezzi vale 4 milioni in più rispetto al contributo pubblico. Oh, la matematica non è mai stata il punto forte di certi passaggi burocratici, ma qui si sfiora il capolavoro!
Cucchiara, consigliera dei Verdi, ha sollevato il problema durante l’aula, chiedendo:
“Il contributo assegnato dal Ministero è di 8,9 milioni di euro, come è possibile che ci sia un delta di 4 milioni in più?”
Non pago, ha aggiunto con sguardo da investigatore malgrado il silenzio assordante degli uffici:
“Se le nostre intuizioni fossero giuste, significherebbe che l’operatore non solo ha calmierato i prezzi grazie al cospicuo contributo di fondi pubblici, ma con questi ha anche calmierato ciò che aveva promesso di ridurre per un accordo con il Comune. Chiediamo trasparenza, chiarezza e, per la terza volta, l’accesso al Piano economico-finanziario.”
Tradotto dal politichese: qualcuno sta facendo profitti sulla pelle degli studenti grazie a un fenomeno che definiamo, con dolcezza, “calmieramento smisurato”. Nel frattempo, noi cittadini rimaniamo ad ammirare il magico teatro delle contraddizioni pubbliche, applaudendo con ironia la consueta nebulosità nei conti e nei documenti inaccessible anche al più tenace dei controllori.
Insomma, cosa c’è di meglio che un progetto pensato per agevolare gli studenti trasformatosi in un’arena perfetta per illuminare sprechi, doppioni di spesa e accordi oscuri? Quando si tratta di soldi pubblici, si sa, la verità è sempre l’ospite indesiderato alla festa dei poteri forti.



