Il teatro Carcano di Milano è pronto a inaugurare la sua prossima stagione – peccato che i lavoratori abbiano deciso di ricordare a tutti che nel frattempo il loro contratto nazionale di categoria giace da ben cinque anni nel nulla più assoluto. Evidentemente, la magia del palcoscenico non conta nulla quando il portafoglio piange e l’inflazione galoppa. La richiesta? Un ‘minimo’ welfare aziendale che coinvolga tutti i dipendenti invischiati nel lusso di una città dove vivere ormai significa tirar la cinghia fino allo stremo.
La situazione è semplice quanto imbarazzante: i CCNL che regolano il lavoro dei dipendenti teatrali e degli scritturati sono scaduti da un lustro e, perché sorprendersi, non assicurano più uno stipendio che possa minimamente reggere il passo con i prezzi milanesi da capogiro.
La rappresentanza sindacale interna e la Uilcom commentano con un candore quasi straziante: la trattativa per il rinnovo è bloccata in una pantomima senza fine, e le proposte d’aumento sulle tavole sembrano più adatte a un gioco dell’oca che a risolvere i problemi reali, lasciando i salariacci lontani anni luce dal coprire il caro-vita.
La beffa del welfare aziendale inesistente
I lavoratori del Carcano non chiedono certo l’elemosina, ma qualcosa di forse più ragionevole: i ‘buoni pasto’. Sì, quei piccoli miracoli strutturali che qui si ostinano a sembrare una chimera, utili a tutti gli effetti come una boccata d’ossigeno in un ambiente lavorativo ormai esasperato da inflazione e aumenti vertiginosi. Una forma di welfare collettivo, dicono, ma a quanto pare troppo rivoluzionaria per questa direzione che mantiene saldamente le redini delle proprie priorità, evidentemente non coinvolgendo la dignità dei dipendenti.
La nota, intrisa di quella pazienza che nasconde una rabbia pronto-esplosione, sottolinea che «finora questa richiesta non è stata accolto», il che suona tanto come una farsa meschina dietro il sipario di un teatro che si gradirebbe pubblico e applausi, non dipendenti affamati e disillusi.
I lavoratori promettono di affrontare la prossima stagione con la solita passione, impegno e professionalità – quasi a voler dimostrare che si può ancora credere in un progetto nonostante tutto – ma non esitano a dichiarare che saranno pronti a scendere in campo con iniziative “necessarie” per difendere quel diritto fondamentale a una vita dignitosa. E, cosa che fa quasi tenerezza nel suo eroismo, ribadiscono il loro legame fedele con l’idea di un Teatro come servizio pubblico per la comunità, forse l’unico spettacolo che meriterebbe di essere premiato.



