La Polizia si è fatta un regalo natalizio anticipato: ha pubblicato un estratto delle conversazioni telefoniche tra trafficanti di esseri umani. E non si tratta di fantasie da film, ma delle chiacchierate vere e proprie tra il boss dell’organizzazione a Genova e i suoi compari in Tunisia. Roba da grande cinema del crimine, con tanto di traduzioni per i più curiosi.
Tutto questo affascinante siparietto è stato messo in scena dalla polizia della questura di Genova, che ha lavorato sotto l’ala protettiva della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della stessa città. Dieci personaggi di spicco, tutti di nazionalità tunisina, sono stati messi sotto l’occhio del ciclone con la bella accusa di associazione a delinquere transnazionale. Il fine? Favorire l’immigrazione clandestina lungo la rotta Tunisia-Pantelleria, perché tanto mettersi nei pasticci è un hobby nazionale.
Ma la trama si infittisce: per uno dei dieci, oltre a giocare al trafficante, si ipotizza anche un ruolo niente male nella gestione della finanza parallela. Parliamo di raccolta, cambio e trasferimento di denaro all’estero e in Italia — il tutto come se fosse un gioco da ragazzi — utilizzando il sistema “hawala”. Per chi non lo conoscesse, è quel simpatico metodo fiduciario che permette di evitare qualsiasi tipo di tracciabilità. Insomma, il denaro che sparisce e ricompare magicamente altrove, sempre in mano a qualcuno che non vorresti incontrare mai al bar.
Un’indagine che fa più rumore di quanto sembri
Dietro alle intercettazioni e all’inchiesta coordinata dalla Dda di Genova, si cela una faccenda che sarebbe quasi comica se non fosse tragica. Il flusso migratorio clandestino, grazie anche a queste organizzazioni, diventa una vera e propria industria, con manager, contabili e broker pronti a scambiarsi accordi come in una borsa valori del crimine.
Insomma, mentre si parla tanto di sicurezza e controlli, qualcuno dietro le quinte continua a intascare soldi e a organizzare partenze clandestine come fosse una compagnia di navigazione sotto copertura. Il tutto con la benedizione dell’opaca zona grigia tra legalità e illegalità che rende tutto possibile e, soprattutto, redditizio.
Si resta comunque in attesa di vedere cosa succederà ai 10 indagati: se finiranno nelle maglie della giustizia o se l’affare continuerà a galleggiare indisturbato, mentre qualcun altro fa la morale con il dito puntato dalla scrivania.



