Profitti delle compagnie aeree dimezzati mentre il costo del carburante schizza di 100 miliardi secondo l’IATA: benvenuti nel circo del volo

Profitti delle compagnie aeree dimezzati mentre il costo del carburante schizza di 100 miliardi secondo l’IATA: benvenuti nel circo del volo

Walsh getta sul tavolo la grande incognita:

“La grande domanda è per quanto tempo viaggiatori e spedizionieri tollereranno i maggiori costi della connettività.”

Se il conflitto in Medio Oriente ha mandato il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile a marzo, è altrettanto bello notare che il prezzo del carburante per jet è salito del 103% in un solo mese. Se poi si paragona marzo a marzo, la crescita è stata del 62,4%. Nostalgici degli anni d’oro dell’aeronautica? Meglio rimanere con i piedi per terra.

Per i vettori statunitensi, le spese per il carburante sono aumentate del 56,4% tra febbraio e marzo, arrivando a 5,06 miliardi di dollari solo in marzo, un +30% rispetto allo stesso mese del 2025. Che dire, qualcuno dovrà inventare carburanti magici, perché così si rischia il decollo… dell’aumento delle tariffe.

Le compagnie aeree si sbizzarriscono nelle previsioni apocalittiche… ma qualcuno nuota controcorrente

Lufthansa, la mitica compagnia tedesca, si prepara a sopportare ben 1,7 miliardi di euro in più solo per il carburante quest’anno. “Enormi sfide” causate dalla guerra, dicono senza troppe esitazioni. Nel frattempo, la low-cost irlandese Ryanair ha già blindato l’80% del carburante per l’estate e si gode un aumento dei profitti del 40%, sfiorando i 2,3 miliardi di euro nell’esercizio chiuso a marzo.

Il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, ha dispensato bombi e funi ad aprile su CNBC, pronosticando la disfatta per diversi concorrenti europei se i prezzi del carburante dovessero restare alti.

Michael O’Leary ha detto:

“Se i prezzi si manterranno alti ancora per tutta l’estate, molte compagnie europee affronteranno davvero grandi difficoltà finanziarie.”

E, la chicca finale, O’Leary si è spinto fino a predire fallimenti in rapida successione, mentre per Ryanair sarebbe un’occasione d’oro a medio termine.

Michael O’Leary ha concluso a muso duro:

“Se il prezzo del petrolio resta a 150 dollari al barile per luglio, agosto e settembre, vedrete volare giù molte compagnie aeree europee. E questo, a medio termine, sarà probabilmente ottimo per Ryanair.”

Un quadro dunque perfetto: da un lato tariffe alle stelle, dall’altro crisi che mietono vittime. Qualcuno ha detto “concorrenza?” Sembra più un gioco a eliminazione, e a vincere sarà chi può permettersi di comprare carburante come se ne servisse per un intero paese. Ai passeggeri non resta che incrociare le dita e sperare in voli tranquilli, a prezzi umani. Ma non trattenete il fiato.

Un aereo della compagnia low-cost irlandese Ryanair parcheggiato all’aeroporto di Salonicco, noto come “Makedonia”, cattura l’attenzione il 7 maggio 2026. Ma non per un decollo imminente: il vettore ha deciso di chiudere la sua base proprio a questo scalo entro ottobre 2026, informando il personale con la consueta delicatezza. La ragione – mica banale –? Un “piccolo” diverbio sui rincari tariffari imposti da Fraport Greece, l’operatore aeroportuale. Evidentemente, quando i conti non tornano, si preferisce alzare bandiera bianca piuttosto che trovare un compromesso, giusto?

Willie Walsh, il direttore generale uscente della International Air Transport Association (IATA), ha deciso di farci un regalo di pessime notizie: le compagnie aeree globali possono prepararsi a vedere i loro profitti dimezzarsi nel 2026. Il motivo? Il costo del carburante per aerei, che continua a salire come un palloncino impazzito nell’aria, spremendo l’industria fino all’ultima goccia.

Walsh ha snocciolato qualche dato da brivido: i prezzi del petrolio sono schizzati in alto dopo il conflitto tra Stati Uniti e Iran iniziato il 28 febbraio. Il risultato? Un rincaro medio del carburante per jet del 70% anno su anno, che si tradurrà in un aggravio collettivo di 100 miliardi di dollari per le compagnie aeree nel corso dell’anno. Chapeau.

Il nostro caro amico Walsh, non pago, ci tiene a ricordare che sebbene la domanda di viaggi resti “resiliente” (bella parola per dire “continuano a volare”, ndr), le compagnie stanno alzando le tariffe per resistere. Peccato che la crescita non potrà che rallentare, perché evidentemente il consumatore ha ancora un portafoglio e sa usarlo.

Walsh ha detto:

“Considerando tutto questo, ci aspettiamo che la redditività si dimezzi rispetto al 2025. I profitti netti scenderanno da 45 a 23 miliardi di dollari nel 2026, e i margini netti passeranno dal 4,2% al 2,0%.”

Ovviamente, le compagnie più colpite saranno quelle che non hanno ancora risanato i loro bilanci post-Covid e le compagnie mediorientali. Un magico sondaggio IATA ci informa che l’86% dei viaggiatori si aspetta che i prezzi dei biglietti seguano pedissequamente quelli del petrolio, mentre il 49% pensa addirittura di spendere di più per viaggiare rispetto all’anno scorso. Ovvero: tutti si preparano a pagare di più, con un sorriso smagliante.

Walsh getta sul tavolo la grande incognita:

“La grande domanda è per quanto tempo viaggiatori e spedizionieri tollereranno i maggiori costi della connettività.”

Se il conflitto in Medio Oriente ha mandato il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile a marzo, è altrettanto bello notare che il prezzo del carburante per jet è salito del 103% in un solo mese. Se poi si paragona marzo a marzo, la crescita è stata del 62,4%. Nostalgici degli anni d’oro dell’aeronautica? Meglio rimanere con i piedi per terra.

Per i vettori statunitensi, le spese per il carburante sono aumentate del 56,4% tra febbraio e marzo, arrivando a 5,06 miliardi di dollari solo in marzo, un +30% rispetto allo stesso mese del 2025. Che dire, qualcuno dovrà inventare carburanti magici, perché così si rischia il decollo… dell’aumento delle tariffe.

Le compagnie aeree si sbizzarriscono nelle previsioni apocalittiche… ma qualcuno nuota controcorrente

Lufthansa, la mitica compagnia tedesca, si prepara a sopportare ben 1,7 miliardi di euro in più solo per il carburante quest’anno. “Enormi sfide” causate dalla guerra, dicono senza troppe esitazioni. Nel frattempo, la low-cost irlandese Ryanair ha già blindato l’80% del carburante per l’estate e si gode un aumento dei profitti del 40%, sfiorando i 2,3 miliardi di euro nell’esercizio chiuso a marzo.

Il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, ha dispensato bombi e funi ad aprile su CNBC, pronosticando la disfatta per diversi concorrenti europei se i prezzi del carburante dovessero restare alti.

Michael O’Leary ha detto:

“Se i prezzi si manterranno alti ancora per tutta l’estate, molte compagnie europee affronteranno davvero grandi difficoltà finanziarie.”

E, la chicca finale, O’Leary si è spinto fino a predire fallimenti in rapida successione, mentre per Ryanair sarebbe un’occasione d’oro a medio termine.

Michael O’Leary ha concluso a muso duro:

“Se il prezzo del petrolio resta a 150 dollari al barile per luglio, agosto e settembre, vedrete volare giù molte compagnie aeree europee. E questo, a medio termine, sarà probabilmente ottimo per Ryanair.”

Un quadro dunque perfetto: da un lato tariffe alle stelle, dall’altro crisi che mietono vittime. Qualcuno ha detto “concorrenza?” Sembra più un gioco a eliminazione, e a vincere sarà chi può permettersi di comprare carburante come se ne servisse per un intero paese. Ai passeggeri non resta che incrociare le dita e sperare in voli tranquilli, a prezzi umani. Ma non trattenete il fiato.

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