Quel “solerte” intervento ha portato al fermo di un signore di appena 30 anni, già famoso alle forze dell’ordine, che custodiva con cura ben 48 dosi di cocaina e una pistola semiautomatica caricata con tre proiettili. Una specie di kit da passeggio, insomma, perfetto per qualsiasi uscita “sociale” nel quartiere.
Il giovane, diventato protagonista involontario delle cronache locali, ha infatti ricevuto una bella accoglienza in cella per spaccio di stupefacenti e porto abusivo d’arma da fuoco. Tutto regolare, quindi, nell’ordinaria follia di certe realtà urbane che si fregiano del titolo di “quartiere popolare”, come se questo giustificasse la normalizzazione delle armi nascoste e della droga al dettaglio.
Il cocktail perfetto dei quartieri dimenticati
Non è certo una novità che i parchi pubblici, quei paradisi verdi dovrebbero essere sottratti alle consuete attività ricreative e trasformati in delle mini piazze di spaccio. Ma niente paura: i residenti attendono fiduciosi quelle che si può definire una “risposta di sistema”, anche se, fino ad oggi, la “soluzione” si è trasformata più spesso in una ronda mordi e fuggi con epilogo a hashtag sui social.
La pistola? Ah, quella è solo uno dei tanti dettagli che colorano di nero la realtà quotidiana. Tre proiettili: non un’arma da teatro, ma nemmeno la calibro zero dell’aria compressa. Probabilmente un piccolo segnale di potere o un modo per dire «sono qui e non ho paura» a chi, per qualche ragione, dovesse infastidirlo.
Insomma, nulla di nuovo sotto il sole di Rozzano: se ti infili in un parco con una pistola e decine di dosi di droga addosso, c’è solo da chiedersi come mai non ti arrestino prima. Ma tranquilli, qualche volta le forze dell’ordine riescono a stanare la preda perfetta proprio quando i cittadini sollevano la voce. Peccato che sia quasi sempre troppo tardi per parlare di prevenzione.



