Ora, non che Budri fosse un estraneo: abitava nella vicina Campodolcino e visitava assiduamente le valli da quelle parti, diventando – per chi volesse prenderlo sul serio – quasi un’icona locale dell’escursionismo o meglio, delle gite sulla motoslitta tra valli innevate e slavine più o meno previste.
L’avvistamento da favola
Sabato 6 giugno, un tecnico del CNSAS (Soccorso Alpino) che, ovviamente, non aveva nulla di meglio da fare, effettuava un sopralluogo nella zona quando finalmente si è imbattuto nel corpo – ammesso che lo si possa chiamare “fortuna”. Il nostro eroe è stato subito segnalato ai colleghi, che si sono precipitati sul posto a sirene spiegate, con tanto di elicottero Drago, vigili del fuoco specializzati e sommozzatori che farebbero impallidire perfino i film d’azione, oltre alla rinomata Guardia di Finanza, magari per controllare che il povero Budri non avesse nascosto qualche tesoro tra la neve.
Ora comincia la via crucis dell’identificazione, che – sorpresa delle sorprese – sembra confermare che si tratti proprio del nostro sfortunato rozzanese.
Le rocambolesche ricerche
Ricordiamo che Budri era stato travolto a febbraio da una slavina mentre era in compagnia di sua moglie e una coppia di amici, tutti a bordo della sua motoslitta modello “porta sfiga”. Le ricerche si erano protratte per giorni, tra neve impietosa e un meteo degno dell’inferno ghiacciato, con nevicate da far invidia a un set cinematografico sul Polo Nord.
Per fortuna – o per non sorprendere nessuno – gli altri tre, a differenza del nostro eroe, erano stati miracolosamente ritrovati e salvati, probabilmente negli stessi secondi in cui Budri scompariva sotto la coltre di neve. La motoslitta, in tutta la sua triste gloria, era stata recuperata dal bacino del lago, trascinata chissà da quali venti pietosi o da qualche essere soprannaturale con l’umorismo molto discutibile.



