Ah, ecco l’ultima trovata da parte di Cina: un’“operazione speciale” nelle acque a est di Taiwan, ovviamente scatenata da quei semplici colloqui tra Giappone e Filippine sulla definizione dei confini marittimi. Per fortuna, la Guardia costiera di Taipei ha subito schierato le sue imbarcazioni, pronte a rispondere “in modo adeguato” a questa mini crisi marittima degna di un film d’azione di serie B.
La mitica agenzia di stampa Xinhua, sempre pronta a sfornare spiegazioni quanto meno fantasiose, ci informa che questa “operazione speciale” della Cina è tutta una questione di “contrasto alla criminalità”. Ah, certo, perché cosa c’è di più pericoloso delle chiacchiere diplomatiche tra Giappone e Filippine per la sicurezza marittima?
Secondo Xinhua lo scopo di questa esercitazione è stato di “affermare pienamente la giurisdizione delle autorità amministrative marittime cinesi”, fortificare il pattugliamento, gestire meglio il traffico marittimo, garantire la sicurezza della navigazione e, ovviamente, tutelare i grandi e sacrosanti diritti nazionali. Perché nulla dice “sicurezza” come un’imponente “operazione speciale” che rimescola le acque territoriali.
Ma allora chi ha deciso ‘sta sovranità?
Facile scatenare operazioni e pattugliamenti quando qualcuno (leggasi Giappone e Filippine) si azzarda a discutere di confini marittimi, ma è curioso come Pechino pensi di poter spacciare queste mosse come difesa contro la “criminalità”. Dimenticando magari che, al di là dello show, la realtà dei fatti è che nessuno ha invitato nessun altro a verificare i confini, figuriamoci a eleggerli.
È la solita danza diplomatica, con la Cina che alza il tono e agita lo spettro della “sovranità violata” al minimo cenno di dialogo tra Stati vicini. Pronti ad innalzare muri invisibili sulle acque, come se fossimo ancora ai tempi di naufraghi di pelliccia in lotta per un pezzo di terra dimenticato.
Chi è davvero la vittima qui?
Si potrebbe pensare che Taiwan sia il fulcro di un dramma internazionale di proporzioni epiche. Ma invece, nella realtà, questa storia sembra più una soap opera per adulti con pochi dialoghi e tanto rumore di sottofondo. L’“operazione speciale” della Cina suona più come una mossa teatrale per affermare potere e intimidire, con l’aggiunta di qualche pattuglia, tanto per nutrire i motori e giustificare spese militari.
Intanto la Guardia costiera di Taipei, accorta e attenta, risponde con il suo amabile pattugliamento “adeguato”: un braccio di ferro che lascia il mondo a chiedersi quale sia il prossimo atto di questa tragicommedia marittima.



