Benvenuti nell’ennesima puntata del “Facciamo chiudere il bar di quartiere perché rovina la reputazione della città”. Il Bar Quinto di via Sebastiano Satta sarà chiuso per 15 giorni. Il merito va al sempre efficiente questore di Milano, che non ha perso tempo e, con un colpo di penna, ha sospeso la licenza al locale venerdì 5 giugno.
Ovviamente, la famigerata sospensione è stata decisa ai sensi dell’articolo 100 del TULPS, che – cito letteralmente – dà il potere al questore di chiudere un esercizio commerciale se questo “costituisce un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza”. Peccato che fino a ieri sembrava fosse solo un bar qualsiasi, e oggi invece, sorpresa, una bomba sociale pronta a esplodere.
La polizia, puntualissima, ha spiegato meglio il motivo di tanta severità: nei controlli effettuati, hanno rinvenuto “diverse persone già note alle forze dell’ordine” tra i clienti. Ah, finalmente la pietra dello scandalo! Uno dei clienti deve aver fatto qualche guaio in passato e voilà, l’intero bar finisce nel mirino.
Le “imprese” contestate al bar
Facciamo un salto indietro all’ottobre 2025, quando il commissariato Quarto Oggiaro si è precipitato al locale per una rissa che ovviamente non poteva passare inosservata. Uno dei litiganti era già noto in tribunale per reati che spaziano dagli atti contro la persona, danni al patrimonio, come pure infrazioni legate agli stupefacenti. Insomma, un tipo da “bar del pericolo”.
Poi, a marzo, durante un altro sempre opportuno controllo, sono stati identificati 13 clienti. Ma attenzione: 9 su 13 avevano precedenti! Posso quasi immaginare la scena: “Buongiorno, consegno documenti, eh magari qualcuno ha fatto qualche cosetta…”
Tra queste “cosette” troviamo spaccio di droga, violazioni del codice della strada, altri crimini che vanno dal disturbo della quiete pubblica a possesso di armi clandestine. Insomma, la crema della società, proprio la clientela che ogni bar sogna di avere.
Non basta: uno dei frequentatori era stato arrestato a gennaio 2026 proprio per spaccio nei dintorni del locale (perché ovviamente il bar è anche una base operativa criminale), mentre un altro era sottoposto all’obbligo di permanenza notturna a casa. Il che, tanto per aggiungere un tocco di “legalità” al caso, dovrebbe vietargli di frequentare simili lidi… Ma chi sono io per giudicare?
E per concludere questa collezione di gioie, ad aprile gli agenti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico di Milano hanno arrestato un cliente con una scena da cinema: l’uomo stava cercando di nascondere, dietro a una slot machine (sì, proprio lì), un borsello contenente tre dosi di cocaina, uno smartphone e la bellezza di 825 euro in contanti.
Ma non è finita qui. Quest’uomo è addirittura un “vecchio amico” del commissariato Quarto Oggiaro, dato che a inizio aprile aveva tentato una fuga barcollante, gettando ben 11 dosi di cocaina per seminare i poliziotti. Non poteva mancare il tocco di Hollywood, ovviamente live dal bar del quartiere.
Qual è la morale di questa storia? Semplice: se frequenti un bar dove buona parte dei clienti ha precedenti penali o pendenti, e qualche rissa si accende qua e là, beh, allora il bar deve chiudere. Non importa se per 15 giorni: l’essenziale è mandare un messaggio forte e chiaro. Poi, a ritrovarsi senza bar, magari saranno proprio i cittadini onesti e quei pochi che cercano un po’ di socialità senza guai a pagare il conto più salato.
Bravi alle autorità che invece di perlustrare o risolvere alla radice quelle situazioni, preferiscono il metodo “punizione collettiva”. Perché è così che si risolvono i problemi sociali: chiudendo porte, mentre fuori la rissa continua.



