Rimane ridicolo il taglio di soli 5 centesimi sulle accise della benzina, mentre per il gasolio, con un colpo di scena degno di un film di serie B, lo sconto è stato ridotto a 5 centesimi, molto meno rispetto alle attese di chi sperava ancora in un miracolo. Secondo il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, lo sconto sul gasolio è stato infatti dimezzato dagli attuali 10 centesimi (12,2 centesimi conteggiando anche l’Iva) a una miseria di 5 centesimi (6,1 con Iva), così da allinearsi all’inizialmente già troppo modesto sconto sulla benzina. Una scelta che, fatalmente, prepara il terreno al definitivo azzeramento di queste magiche misure — non appena, ai primi di luglio, il nuovo intervento prenderà la via della pensione.
Il favoloso sconto durerà, infatti, “dal 7 giugno 2026 fino al 3 luglio 2026”. In totale, un’inezia di 27 giorni di sollievo, giusto il tempo di farci abituare il palato a questa dolcezza prima di toglierla di nuovo. Per finanziare questa corsa al risparmio si tirano fuori da un cassetto ufficioso 149,4 milioni di euro, ricavati dal cosiddetto extragettito Iva accumulato dal 1° al 31 maggio 2026. Ecco dunque che, a conti fatti, il governo ha stanziato la modica cifra di circa 1,8 miliardi di euro per calmierare un prezzo dei carburanti che, grazie alla guerra in Iran, sembra essere in vacanza permanente sul trenino dei rincari infiniti.
Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha commentato con una sicurezza imbarazzante:
“Il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i 2 euro. Noi continueremo con questa politica di responsabilità, e anche di cautela, per ridurre per quanto possibile l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese e sull’inflazione generale.”
Forse bisognerebbe spiegargli che “sotto i 2 euro” può significare un glorioso 1,99 e novanta centesimi, ma poco importa. La politica della responsabilità e della cautela è sempre più una favola da raccontare quando servono delegittimazioni e distrazioni di massa.
Il Decreto che Premia il Gasolio e Umilia il Consumatore
A partire da domani, infatti, preparatevi: il pieno di gasolio—quello stesso carburante che, secondo la logica dei nostri eroi della finanza, dovrebbe essere meno caro—sbarcherà con un prezzo medio superiore di ben 3 euro rispetto ad oggi. Se questo non è un capolavoro di politica per il popolo, poco ci manca.
L’Unione Nazionale Consumatori non ci va per il sottile e definisce questa mossa “una pessima idea”. Il gasolio attualmente è già un lusso, a 2,072 euro in autostrada. Domani, con un colpo di bacchetta magica totalmente rivoluzionario, si prospetta un prezzo che supera i 2,1 euro al litro: esattamente 2,133 euro, il che significa una penalizzazione di ben 3,05 euro per un rifornimento di soli 50 litri – roba da far piangere un cieco. Il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona, commenta implacabile:
“Il prezzo sulle strade normali non scherza: salirà da 1,980 a 2,041 euro. E a quanto pare gli stupidi dietro le quinte del governo non si sono nemmeno accorti che ieri l’Istat ha precisato che l’aumento delle materie prime energetiche sta già schizzando verso i prezzi al consumo, con conseguenze sul freno della domanda.”
In breve, un’autorete senza precedenti di cui tutti possono godere – tranne i consumatori ovviamente.
Non tutte le campanelle però suonano a lutto: Gino Sciotto, il presidente della Fapi, nota con entusiasmo quasi commovente la proroga del taglio delle accise al 3 luglio. Per lui è una decisione «responsabile» che aiuta le piccole e medie imprese, gravate dal peso schiaccia prezzi dell’energia e del trasporto. Insomma, l’opportunità di farsi carico delle pene altrui. Ogni impero ha i suoi martiri, ecco qui.
Alla fine, l’ennesima misura “calmieratrice” si rivela un esercizio di finta empatia: mentre le tasche di lavoratori e famiglie vengono svuotate con grazia, il conto per lo Stato si trasforma in una barzelletta da 1,8 miliardi di euro. Un vero esempio di come si possa ridurre un problema senza risolverlo, mantenendo alto lo spettacolo dell’ipocrisia. Bravo, governo, davvero un capolavoro di incongruenza.



