Era il candidato numero uno per sedersi sulla panchina del Torino, ma ora Alberto Aquilani sembra lontano anni luce da quella stessa panchina granata. La cosiddetta “pausa di riflessione” invocata dal giovane allenatore dopo un incontro a Milano con il presidente Cairo e il direttore sportivo Petrachi si è trasformata in una lunga attesa dall’atmosfera gelida, che ha spinto il club a scaricarlo e a cominciare a guardarsi intorno, inanellando nomi dal curriculum più o meno rassicurante, da Abate a quel “nuovo acquisto” chiamato Di Francesco. Qualche dubbio qua, una strategia del Sassuolo là, e voilà: il Torino ha deciso di fare un passo indietro nella corsa per l’allenatore rivelazione della scorsa Serie B. Il messaggio è arrivato chiaro e tondo ad Aquilani e al suo agente dopo una giornata fitta di incontri e drammi interiori: «Noi non aspettiamo nessuno».
Diciamocelo senza mezzi termini, a meno di scenari catastroficamente improbabili, la prossima stagione 2026/2027 vedrà il Torino senza Aquilani al timone. E mentre la Serie A ha già steso il calendario – con il Toro che esordirà in casa contro il Milan il 23 agosto – la società non sembra ancora essersi decisa su chi dovrà guidare la squadra. Certo, non sono messi benissimo nemmeno i rossoneri, alle prese con un terremoto dirigenziale senza precedenti. Il presidente Cairo ha voluto giocare a fare il manager modello, incontrando di persona tutti i pretendenti per un progetto giovane e rigorosamente “made in Italy”: prima Abate, poi Aquilani, ma la risoluzione ufficiale non arriva e il tempo passa inesorabile.
Più giovani, meno stranieri: la favola “Made in Italy” del Toro
Sia Aquilani che Abate hanno fatto bella figura durante il casting, e per un po’ il primo sembrava favorito. Poi, la trattativa si è arenata e il fascino rassicurante del Sassuolo – con più garanzie e una terra meno rovente – ha avuto la meglio. E così, il giovane debuttante Aquilani, fresco di miracolo sportivo con il Catanzaro, ha iniziato a tergiversare. Non esattamente una passeggiata allenare il Torino, piazza storica ma notoriamente difficile, un’autentica polveriera dove i coach durano di meno di un’estate nell’inferno granata gestito da Cairo. Basta guardare il campionario di esoneri negli ultimi 21 anni: un vero e proprio bollettino di guerra. E con i tifosi sempre più sul piede di guerra, la pressione per un allenatore diventa un macigno che può facilmente far precipitare anche i più volenterosi.
Il Toro trama una “rivoluzione verde”: Aquilani prima scelta… finché non ha detto no
Dopo i clamorosi “no grazie” di De Rossi e Gattuso, il Toro ha deciso di ripiegare su una rivoluzione di stampo ecologista, pardon, giovane. Un giovane tecnico che potrebbe beneficiare dell’esperienza rassicurante di Ventura come direttore tecnico. Ma la ciliegina sulla torta è stata la defezione di Aquilani, che pare ormai vicino a chiudere con il Sassuolo. Al suo posto, sul taccuino del direttore sportivo Petrachi, campeggia ancora il nome di Ignazio Abate: ex terzino granata che ha fatto il miracolo a Castellammare di Stabia, conquistando playoff con una squadra in amministrazione controllata da un tribunale. E non è tutto: da lì è venuto fuori un certo Alessio Cacciamani, convocato in Nazionale da Baldini.
L’ex terzino avrebbe la possibilità di firmare un contratto biennale con il Torino, tornando nella squadra che aveva già onorato da calciatore nella stagione 2008/09. Un bel ritorno alle origini, insomma. Nel frattempo, il presidente granata si sta prendendo qualche giorno per riflettere, anche se i nomi da monitorare non mancano.
Altri candidati e qualche sogno proibito
Non sorprendetevi se a breve spunteranno altri nomi: tra questi spicca Eusebio Di Francesco, rinato dopo aver salvato il Lecce, ideale per lavorare con l’eterna promessa giovanile granata. E poi c’è Raffaele Palladino, in procinto di rescindere con l’Atalanta. Fu già un pallino per Cairo l’autunno scorso, quando Baroni rischiava l’esonero, e adesso sembra tornato di moda. Peccato che Palladino non abbia mai nascosto la sua riluttanza per il progetto Torino e che ambisca a squadre reduce da campagne europee più glamour.
Non mancano le tentazioni, però. La società potrebbe anche rimpiangere Juric, benché ritorni all’ombra della Mole siano molto difficili per le turbolenze ambientali che lo stesso tecnico ha più volte denunciato. E se tutto questo non dovesse funzionare, ecco la carta di riserva: D’Aversa, quello che ha salvato il salvabile e resta in attesa di un cenno da Cairo.



