Dunque, la tanto illustre Squadra mobile, ovviamente su gentile delega della procura di Milano, ha deciso di compiere un giro turistico perquisitorio indirizzato a otto giovani di origini sudamericane. Questi, a quanto pare, sono sospettati di avere avuto un ruolo niente meno che nell’aggressione e nella tragica uccisione di Gianluca Ibarra Silvera, il povero ventiduenne che ha perso la vita la notte del 27 maggio, accoltellato nel tempio della legalità e del decoro urbano: la stazione di Milano Certosa.
Naturalmente, a percorre le tracce di quella simpatica gang di latinos che ha trasformato la stazione in un ring mafioso c’è un apparato investigativo di tutto rispetto, guidato dalla coordinatrice procuratrice aggiunta Bruna Albertini e dal sostituto Elio Ramondini. Nei giorni precedenti, gli investigatori si sono dilettati in sopralluoghi alla stessa stazione, accompagnati – con somma delicatezza – dal fratello della vittima, che era pure presente al momento dell’aggressione, e da un terzo conoscente. Tutti intenti, ovviamente, a ricostruire la sventurata dinamica degli eventi, quasi fossero registi di un remake criminale.
Rissa da film e forbice da cucina
Gianluca Ibarra Silvera, classe 2003, è finito sul palco di questa triste tragedia la notte del 27 maggio, al binario 6, dove una rissa degna di nota ha visto protagonisti lui e la sua compagnia. La coltellata che ha ricevuto ha trasformato la notte in un disastro punteggiato da sirene e ambulanze.
Sempre a fianco di Gianluca c’erano un amico e, pensa un po’, il suo fratello, quest’ultimo solo lievemente ferito a una mano – probabilmente per distrazione o scarsissima mira – e prontamente trasportato in codice verde all’ospedale Sacco. Il gruppo aggressore? Un letale esercito di almeno dieci individui, capace di accerchiare i tre come predatori in cerca di preda.
Il cliché del soccorso tempestivo… con una fuga strategica
Il grande spettacolo del soccorso si è attivato appena dopo le 22, quando in via Mambretti sono piombati gli agenti della polizia ferroviaria e le ambulanze con tutta la loro attrezzatura da salvataggio. Un pacco pronto per l’intervento, insomma. Gli aggressori, però, dimostrando un’empatia di gran classe, sono riusciti a dileguarsi a bordo di vari treni. Alcuni hanno optato per una gita verso Treviglio, altri hanno preferito sparire nel nulla. E chi li prende, mannaggia.
Chi era il povero Gianluca? Nessun curriculum criminale, grazie
Gianluca Ibarra Silvera era, guarda un po’, un ragazzo incensurato, con un lavoro modesto come allestitore. Nulla a che vedere con le storie da film di gangster o spacciatori. Dopo l’accoltellamento, è stato portato di corsa all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, con un codice rosso che diceva tutto sulla gravità della situazione. Purtroppo, la sua vita è stata spezzata poche ore dopo, in quella stessa struttura ospedaliera che avrebbe dovuto salvarlo.
Ah, la pura ironia del destino: un ragazzo qualunque diventa vittima di un episodio che, a quanto pare, ha tutti gli ingredienti di un dramma dalle tinte fosche ma che, per qualche misterioso motivo, fa notizia solo per qualche momento prima di svanire nel disinteresse collettivo.



