Che sorpresa, un altro duello all’ultimo sputo tra politica locale e imprenditoria milanese. Massimiliano Lisa, co-proprietario del museo di Leonardo da Vinci nella celebre Galleria Vittorio Emanuele II e sfidante del sindaco con la lista civica “Milano Libera”, si ribella all’accusa di non pagare l’affitto. Se il sindaco Beppe Sala non si corregge subito e non si scusa, Lisa minaccia addirittura una querela per diffamazione. Peccato per chi sperava in una semplice disputa civile, qui si annuncia un processo mediatico all’arma bianca.
Volete la chicca? Secondo Sala, non solo Lisa sarebbe moroso, ma avrebbe pure commesso “abusivismi rilevanti.” Parole di cui lo stesso Lisa si dice indignato, ma soprattutto molto arrabbiato, giustamente: una combinazione esplosiva.
Lisa poi ci saluta con la chicca del giorno, collegando gli attacchi personali a un’inchiesta nata proprio da un suo esposto su presunti reati quali corruzione e turbativa d’asta nella gestione della galleria. Sembra che tutto parta da qui, e non dovrebbe sorprenderci che la critica politica si trasformi in diffamazione quando si toccano interessi tanto delicati.
E se pensavate ad una battaglia personale tra due rivali, preparatevi ad una saga giudiziaria che coinvolge anche i “soliti noti”. Lisa rivela infatti che, a seguito delle sue denunce pubbliche sulle “stranezze” nella gestione del centro commerciale e dei nomi fatti, ha ricevuto lui stesso una querela per diffamazione proprio dalla giunta milanese attuale. Come ciliegina sociale, ad avvalorare la sua tesi, ci sono attualmente ben otto indagati sotto i riflettori per accuse molto serie. Ma chi li ferma più?
Frecciatine all’ex procuratrice: la polemica si fa ancora più gustosa
Non poteva mancare il colpo basso verso la magistratura. Il sindaco Sala ha infierito anche contro l’ex procuratrice aggiunta di Milano, Tiziana Siciliano, insinuando che la sua candidatura a vice sindaco con la lista di Lisa sarebbe in qualche modo collegata all’inchiesta stessa sulla galleria, quella passata proprio dal dipartimento che lei guidava prima di andare in pensione.
Naturalmente la magistrata non si è fatta certo intimidire e ha risposto chiarendo che non ha mai avuto alcun ruolo attivo nell’indagine, limitandosi ad affidare il fascicolo alla pm titolare Grazia Colacicco attraverso le procedure “automatiche” (sic), come si fa negli uffici “ben organizzati” della giustizia. Lisa, da parte sua, ha ribadito con quella perfetta solennità che solo gli inquisitori sanno avere:
Massimiliano Lisa said:
“Ho conosciuto Tiziana Siciliano solo dopo il suo pensionamento, non ho mai avuto alcun contatto con lei durante il suo lavoro da magistrata.”
Dunque tra accuse incrociate, minacce di querela e inchieste che si arricchiscono di nuovi attori, sembra proprio che a Milano la politica e la magistratura giochino a chi sporca di più la galleria più famosa. Chi avrebbe mai detto che quel lusso scintillante sarebbe stato il teatro di tanto teatro? Il prossimo atto promette scintille. Non mancate.



