Milano in tilt: a 19 anni già superstar del crimine alla stazione Certosa, la polizia l’ha finalmente beccato

Milano in tilt: a 19 anni già superstar del crimine alla stazione Certosa, la polizia l’ha finalmente beccato

Ah, la commovente storia di un altro giovane strappato brutalmente alla vita in una metropoli che si vanta di sicurezza e legalità. Parliamo di Gianluca Ibarra Silvera, ventiduenne di origini ecuadoriane nato a Milano, accoltellato a morte nella misteriosa “notte della stazione Certosa” – quella pietosa periferia nord della città che, a quanto pare, non ha ancora scoperto il significato di ‘sicurezza’.

E immancabilmente, come in una sceneggiatura di bassa lega, spunta il colpevole: un diciannovenne peruviano. La Procura di Milano, con a capo il sempre impeccabile Marcello Viola, non ha perso tempo e lo ha già iscritto nel rivoluzionario registro degli “omicidi aggravati”. Nel frattempo, la Squadra Mobile si è divertita a mettere a soqquadro l’hinterland milanese con perquisizioni e controlli di vario genere, con la solita efficacia che solo le serie tv poliziesche possono garantire.

Il distinguibile team investigativo ha passato al setaccio otto ragazze e ragazzi, tutti residenti tra il capoluogo lombardo e la cintura suburbana, nella speranza di raccogliere qualche indizio tra le strade deserte e gli angoli bui. E mentre uno è finito in arresto, gli altri sette fanno la parte degli innocenti, almeno per ora – naturalmente per gli interrogatori non si prospetta nulla di troppo movimentato, giusto un banalissimo “raccontateci tutto”.

Se vi state chiedendo dove sia avvenuto questo terribile misfatto, preparatevi a non sorprendere nessuno: la leggendaria e pluridecennale stazione di Milano Certosa. Un ritrovo storico e amatissimo dalle cosiddette “pandillas” cittadine, cioè quegli adorabili gruppi giovanili che ogni tanto decidono di mettere un po’ di pepe nelle serate meneghine fra schiamazzi e litigi vari.

Come ciliegina sulla torta, la cerchia di “maranza” e “latinos”, segnalata più volte per il suo contributo culturale fatto di graffiti e scritte «LK» – per i non addetti ai lavori, acronimo dei famigerati Latin Kings. Non dimentichiamo la compagnia di giro, tra cui spicca la temibilissima MS 13, perché a Milano non si fa mai mancare il “meglio” della scena underground.

Prima della fatidica notte del 26 maggio, però, niente di particolarmente sconvolgente: nessuna aggressione. Poi, come colpo di scena in un thriller di bassa lega, giunge la morte di Gianluca, crivellato da fendenti multipli – una scena che sicuramente non lascia indifferenti, soprattutto se si sta giocando a fare gli investigatori da salotto.

Un quadro investigativo tutto da ridere

Insomma, un bel pasticcio che ridà fiato a quei frequentatissimi dibattiti su sicurezza urbana, immigrazione e gioventù “a rischio”, tutti temi che – diciamocelo – si amano tanto strumentalizzare in casi come questo. Per fortuna abbiamo la Procura di Milano a mettere in piedi uno spettacolo degno di nota, con colpi di scena all’ultimo interrogatorio e perquisizioni a tappeto fatte soprattutto per mantenere attivi i riflettori sui giovani di seconda generazione.

Rimane il fatto che, in questa storia intrisa di contraddizioni, il vero mistero sembra essere come si possa ancora pensare che tutto questo circo mediatico possa servire a qualcosa di diverso da una mera esibizione di forza pubblica che intercetta soggetti precarietà e disperazione. Ma, d’altronde, chi siamo noi per aspettarci coerenza dagli scenari urbani dove talvolta il criminale sembra persino più organizzato di chi dovrebbe bloccarlo?

Per chiudere con un’inevitabile punta di sarcasmo, annotiamo che questa nostra società continua a sbranarsi per titoli di giornale e arresti lampo, mentre le vere cause di queste tragedie – povertà, emarginazione, abbandono – restano più inaccessibili di un bando di concorso pubblico. Forse è più semplice fermarsi al fatto che un giovane è stato accoltellato. Più comodo da raccontare, meno impegnativo da risolvere.

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