Pronti a salvare il mondo, o almeno a fingere di farlo, un manipolo di associazioni di prim’ordine come Libera, Caritas ambrosiana e Legambiente Lombardia si sono autoproclamate “sentinelle della legalità”. L’idea? Tenere in piedi quel ponte di carta velina che dovrebbe collegare l’aula bunker di Milano a tutte le piazze lombarde, fingendo così di tenere a bada le mafie. Il palcoscenico è la prossima udienza del processo “Hydra”, previsto per il 18 maggio, in cui si svelerà l’ennesima pagina di quel romanzo criminale intessuto da un’alleanza mafiosa che ha deciso di ridisegnare la Lombardia con minacce di morte via fax indirizzate ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Ovviamente, anche il procuratore Marcello Viola e l’intera procura meneghina riceveranno il loro momento di solidarietà con un’ovvia presenza di facciata davanti all’aula bunker.
Naturalmente, la sceneggiatura di questo thriller criminale è stata svelata da due collaboratori di giustizia che, come spesso succede, non si sono nemmeno parlati ma hanno fatto circolare i pettegolezzi raccolti qui e là. Il copione? Un attentato clamoroso, organizzato dall’élite del cosiddetto “consorzio” mafioso che, udite udite, sarebbe munito di armi e in cerca di bombe a mano. Insomma, un complotto da film d’azione tanto da meritarsi l’ennesima tirata d’orecchi pubblica delle associazioni, che non si fanno scappare l’occasione per mostrare i muscoli – o almeno provarci – con un impeto di finta indignazione.
Le associazioni spiegano con la solita retorica da manuale: “Questo progetto di morte dimostra di cosa siano capaci le tre mafie riunite dietro ‘Hydra’.” Un’espressione quanto mai originale per un “sistema mafioso lombardo” che ultimamente è stato preso più come un buffo personaggio da bar che come una minaccia reale – proprio perché qualcuno ha avuto la lungimiranza di sottovalutarne la brutalità o, più semplicemente, perché i fatti non sono così clamorosi come si vuol far credere.
In un momento di rara unione d’intenti, le istituzioni sembrano essersi accorte che la protezione delle pm è urgente e giustamente rinforzata, ma questo ovviamente non ferma le associazioni dal sentirsi indispensabili, pronte a salire in cattedra e a “alzare ancora la voce” per sviluppare “anticorpi sociali”. Ovvero, invitare i cittadini e le istituzioni a partecipare a un presidio all’ingresso dell’aula bunker di via Filangeri, per sentire di nuovo l’eco della solita megafonia buonista che riscalda i cuori senza intaccare minimamente le mafie reali.
Sì, perché nulla dice “battaglia alla criminalità” come un raduno pleonastico da selfie e slogan, mentre fuori le mafie continuano a tessere le loro reti con la complicità di troppi silenzi e… dimenticanze. Ma si sa, in Italia la legalità è soprattutto un palcoscenico dove recitare la solita commedia della buona intenzione, con tanto di scorta mediatica annessa.



