Ah, come non amare la gentile volgarità che circonda la cultura alternativa a Milano! Esattamente dal 11 al 14 giugno, lo Spazio ex Cisterne della Fabbrica del Vapore si trasformerà nuovamente nel santuario iper-tecnico dell’underground con la sua terza edizione de “Le notti dell’underground – il festival di re nudo”. Per chi non lo sapesse, è quel baluardo milanese che continua coraggiosamente a offrirci la solita miscela di ribellione giovanile senza perdere un grammo del suo antico, e intoccabile, spirito anarcoide.
Quest’anno il menu culturale è da capogiro: ben 33 eventi spalmati su quattro giorni, con oltre 100 artisti in gran parte under 30 che si dilettano a infilarsi nelle varie nicchie artistiche. Teatro, musica, fotografia, video, danza, cinema, poesia, letteratura, praticamente tutto quel che serve a convincerci che il futuro dell’arte è affidato a chi ancora non sa bene cosa vuol fare da grande.
“Un futuro bifronte”: il tema che fa tanto filosofi dell’ennesima generazione
Il fil rouge di questa grandiosa edizione è -, rullo di tamburi – “Un futuro bifronte”. Tradotto: un invito ai millennial e alla Gen Z di tutto il mondo a farsi un esame di coscienza (tra un TikTok e l’altro) sul domani che li aspetta, quel bellissimo posto sospeso tra distopia tragica e utopia immaginaria. Insomma, un’occasione perfetta per esprimere “idee non convenzionali” usando la scusa dell’arte come megafono di interrogativi esistenziali da salotto.
Non manca ovviamente il plauso istituzionale, perché senza la benedizione di Palazzo Marino la controcultura perde un po’ di spessore. L’assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi, ci tiene a ricordarci l’ovvio con una deliziosa frase di circostanza:
Tommaso Sacchi said:
“Le Notti dell’Underground raccontano molto bene l’anima creativa di Milano: una città che continua a essere un luogo di incontro, sperimentazione e libertà espressiva. È bello vedere come l’eredità di una realtà storica come Re Nudo riesca ancora oggi a dialogare con i giovani, dando spazio a nuovi linguaggi, idee e visioni del futuro.”
Il festival che non vuole essere un amarcord: parola del direttore
Non è un nostalgico revival, ci assicurano. Le notti dell’underground sono un palcoscenico per il presente, il tempio dove i talenti emergenti si battono contro l’omologazione e cercano disperatamente un microfono. E chi meglio di Luca Pollini, direttore del festival, può dirci cosa bolle in pentola? Ecco che lui, con la solita modestia epocale, spiega:
Luca Pollini said:
“La terza edizione conferma la volontà di riportare la cultura alternativa nel cuore vivo della città, non come memoria da celebrare, ma come pratica presente, necessaria e condivisa. Re Nudo continua così a fare ciò che ha sempre fatto: creare cortocircuiti vitali tra generazioni, linguaggi e visioni non conformi. Senza nostalgia, ma con radici profonde, il Festival si conferma un punto di riferimento per quei talenti under 30 che cercano ancora spazi veri dove immaginare, disturbare, costruire.”
Dunque, mettetevelo in testa: si parla di contaminazione culturale e non di un riciclaggio dei fasti passati. Ovviamente naturalmente condito da una buona dose di rifiuto dell’ovvio e una spruzzata di “disturbo creativo”.
Per tutti i curiosi o semplici amanti dell’hipsterismo milanese, il ritrovo è a Fabbrica del Vapore, in via Procaccini 4. Quattro giorni densi di promesse, rivoluzioni creative a basso costo e magari qualche pizza tra un evento e l’altro, immersi nella purissima essenza dell’underground meneghino.



