Quando la normalità è un mito: Iannuzzi tra caricabatterie volanti e ciocche di Beatrice strappate dalle sorelle

Quando la normalità è un mito: Iannuzzi tra caricabatterie volanti e ciocche di Beatrice strappate dalle sorelle

«Speriamo che finalmente Manuela Aiello si decida a raccontare la verità su quello che è successo, quella verità che ha portato alla tragica morte della piccola Beatrice. Quanto a Manuel Iannuzzi? Non ci aspettiamo assolutamente nulla da lui, considerando il livello di cinismo e insensibilità che ha mostrato nei confronti della bambina, prima e dopo la sua morte. Aveva addirittura dichiarato di essersi preso cura delle bambine senza mai toccarle.»

Così si esprime con tutta la fatica del mondo Mario Ventimiglia, avvocato del papà di Beatrice, la bimba morta a Bordighera. «Il mio assistito ha avuto pochissimi contatti con quell’individuo: un’unica telefonata, mentre Iannuzzi era in carcere, durante la quale si è permesso di tagliare fuori il padre dicendo di non chiamare più e di lasciarli in pace. Dal momento del suo ingresso in prigione, questa estate, fino a dicembre, non ha mai potuto sentire le bambine perché la Aiello glielo impediva.»

Come se picchiare una bambina di due anni fosse la stessa cosa che picchiare un adulto, giusto? E invece no. «Non riesco a non pensare che quei colpi siano stati fatali, anche se la morte è avvenuta tempo dopo; speriamo che la procura abbia l’intelligenza – e il coraggio – di contestare l’omicidio volontario.»

L’interrogatorio di Manuel Iannuzzi: il protagonista dell’orrore

Alle 11:30, puntuale come un orologio svizzero, è arrivato al tribunale di Imperia Manuel Iannuzzi, 42 anni. Accompagnato dagli agenti di polizia penitenziaria di Genova, si è presentato all’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Massimiliano Botti. Outfit sobrio: pantaloni lunghi, felpa scura e scarpe da ginnastica, perché si sa, la moda del carcere impone certi codici.

Reato contestato? Maltrattamenti aggravati che hanno portato alla morte della piccola Beatrice. Accusato e, guarda un po’, difeso dagli avvocati Maria Gioffrè e Cristian Urbini. Ma non finisce qui: la stessa accusa grava anche su Manuela Aiello, la madre della bimba che ha stroncato la vita della piccola a soli due anni, lo scorso 9 febbraio.

Già alle 12:45, toccava a Manuela Aiello raccontare la sua verità (o versione dei fatti), assistita dagli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni. Dalle carte, firmate dalla pm Veronica Meglio, emergono dettagli raccapriccianti: le violenze inflitte dalla coppia alla piccola Beatrice e alle sue sorelline di 9 e 7 anni. Queste ultime, intervistate in audizione protetta con una psicologa, hanno rivelato circa venti episodi in cui il signor Iannuzzi si è dedicato a far fuori la bambina con schiaffi, colpi inferti con il cavo di un caricabatterie o una cintura.

Non contento, in un’occasione, nel dicembre dell’anno scorso, ha regalato a Beatrice un meritato occhio nero colpendola con una ciabatta da distanza ravvicinata, per motivi davvero profondi come… il rifiuto di mangiare o il camminare con qualche goffaggine. E giusto per completare il quadro da educatore affettuoso, tirava anche i capelli della bimba, strappandoli letteralmente, sempre per motivi “futili”.

Le sorelle di Beatrice la descrivono come una bambina normale e tranquilla, mortificata sia da Iannuzzi sia, guarda che sorpresa, dalla madre stessa, quando ha iniziato la sua relazione con questo “educatore”. Pare che la madre si divertisse a lasciare le tre bambine sole in casa per trascorrere il suo tempo con Iannuzzi, affidando la custodia alla figlia maggiore tramite un cellulare.

La procura, come se non fosse abbastanza, dispone anche di video e fotografie che documentano queste orribili violenze. In uno di questi strabilianti filmati, Iannuzzi fa fumare a Beatrice una sigaretta, probabilmente intrisa di sostanze stupefacenti, ridacchiando mentre la bambina si lamenta. Un quadro quasi familiare, pieno di affetto e sana educazione, insomma.

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