La Commissione Europea ha deciso che è arrivato il momento di mostrare i muscoli e difendere la tanto sognata sovranità tecnologica. Dopo aver passato anni a dipendere in maniera imbarazzante dai giganti tecnologici di USA e Cina, finalmente si svegliano e propongono un pacchetto di norme – rigorosamente da approvare da tutti e 27 gli stati membri, mica per scherzo – con l’obiettivo di potenziare il settore dei chip prodotti in casa, l’intelligenza artificiale e i servizi cloud europei. Perché, si sa, la dipendenza è un lusso che l’Europa non può più permettersi.
Questi nuovi provvedimenti, che sembrano usciti da un manuale di buone intenzioni e piani ambiziosi, mirano a sostenere la produzione avanzata di microchip e a creare infrastrutture cloud “eurocentriche”, quelle che non ti spiano o ti trasferiscono i dati ovunque nel mondo senza nemmeno chiedere il permesso. Benvenuti nell’era della tecnosovranità a guida bruxellese, dove il mantra è meno dipendenza, più autonomia.
Ora, senza troppi fronzoli, è tempo di parlare di quello che tutti si stanno chiedendo sottovoce: la proposta, ancora riservata a qualche corridoio segreto, include anche un possibile divieto per i governi europei di usare le piattaforme cloud statunitensi per gestire dati governativi sensibili. Perché, chiaramente, affidare informazioni cruciali a società di un altro continente, in tempi politicamente tanto turbolenti, poteva sembrare un’idea geniale solo fino a ieri.
Le tensioni geopolitiche non sono solo un argomento da salotti televisivi, ma una realtà urgente che qualcuno ha finalmente deciso di affrontare. Le critiche non mancano: come si fa a smarcarsi dalla dipendenza dai colossi dell’IT occidentali se il mercato europeo è dominato da loro? Eppure, le pressioni aumentano, il senso di urgenza pure, spingendo verso una diversificazione che avrebbe dovuto essere una priorità da una vita.
Ursula von der Leyen ha lasciato il suo messaggio senza peli sulla lingua:
“Non possiamo più permetterci di dipendere dagli altri per le tecnologie che mantengono in funzione i nostri ospedali, stabilizzano le nostre reti energetiche e garantiscono la sicurezza dei nostri servizi.”
Insomma, parola d’ordine: autosufficienza o morte – o almeno qualcosa che ci ciampoli fuori dai guai se quello che viene da oltreoceano fa i capricci. Sperando che l’imminente iter approvativo non si trasformi in una commedia farsesca degna del miglior teatro europeo. Nel frattempo, però, il cocktail tra ambizioni vertiginose e realtà pratiche lascia spazio a dubbi e, come sempre, a qualche poltrona troppo comoda sul fronte delle decisioni politiche.
Restate sintonizzati, perché in questo film dell’assurdo chiamato politica europea della tecnologia, ogni giorno può riservare una nuova battuta involontariamente comica.



