Ucraina mostra come un drone demolisce un terminal petrolifero russo come se nulla fosse

Ucraina mostra come un drone demolisce un terminal petrolifero russo come se nulla fosse

A poche ore dall’evento clou dell’anno per Vladimir Putin, ovvero il suo forum economico che promette sempre grandi scintille, un incendio di proporzioni epiche ha deciso di fare irruzione in un terminal petrolifero a San Pietroburgo. La colpa? Ovviamente, un attacco ucraino, perché sembra che le cose non possano mai svolgersi senza drammi nella zona.

Il nostro caro Volodymyr Zelenskiy, sempre pronto a farsi sentire, ha svelato il tempismo dell’operazione: il suo esercito ha colpito durante la notte, come se la cosa fosse una brillante mossa strategica pensata al minuto per rendere il giorno di festa del Cremlino un disastro totale. Un vero tocco di classe, insomma.

Certo, non mancano i dettagli scarsi ma suggestivi: il fuoco ha divorato il terminal petrolifero, un simbolo indiscusso di risorse energetiche che, per fortuna, non si esaurisce mai (anche se l’incendio fa pensare il contrario). Un danno sì, ma abbastanza spettacolare da far parlare di sé perfino oltre i confini russi.

Il tempismo è impeccabile: proprio quando Putin vuole mostrarsi forte e saldo nel suo impero economico, qualcosa si infiamma letteralmente alle sue porte. Chi l’avrebbe mai detto che la geopolitica potesse avere un così bizzarro senso dello humor? Magari per distrarre il pubblico da qualche altra notizia meno brillante.

Un incendio molto “puntuale”

Ovviamente, non stiamo parlando di un semplice incidente domestico, ma di un’azione ben orchestrata dall’esercito ucraino con l’ormai tipica precisione che fa storcere il naso a molti, ma entusiasma qualcun altro. Il terminal petrolifero, vero gioiellino dell’economia russa a San Pietroburgo, è finito nel mirino come simbolo di quel potere economico che qualcuno vorrebbe vedere un po’ più… a pezzi.

Le fiamme hanno acceso non solo l’impianto, ma anche una valanga di dubbie interpretazioni diplomatiche, a cui non potevano mancare le solite accuse, negazioni, e ancora accuse. Insomma, il classico balletto internazionale che allevia la noia e permette di sfoggiare qualche dichiarazione al vetriolo.

Le contraddizioni che amiamo

Scherzi a parte, è proprio a questo punto che entra in gioco la maestria degli equilibristi politici: da un lato, Mosca condanna con fervore il gesto come un atto vile e terroristico; dall’altro, gli stessi protagonisti russi fanno finta di niente con la risposta ormai scontata di rafforzare le difese e promettere vendette epocali. Intanto, il petrolio brucia e i riflettori mondiali si spostano, giusto per ricordare che il vaso di Pandora è sempre pronto ad aprirsi.

Non dimentichiamo poi la sceneggiata di chi, a parole, si dice solidale con la pace, mentre nei fatti sembra amar guastare qualunque momento di tregua con interventi degni di un film di spionaggio. Il siparietto è così ben orchestrato che perfino un cinico osservatore potrebbe applaudire per la teatralità.