Che giornata esaltante a Cagliari, dove scatta il solito super protocollo anti-Ebola per un sospetto caso. Il protagonista? Una persona rientrata direttamente dal mitico Congo, naturalmente con sintomi che gridano “virus letale”. Quando sentite questo, non aspettatevi una semplice visita: subito scattano polizia, vigili del fuoco e polizia locale a supporto del 118, pronti a trasformare un appartamento in una scena da film apocalittico.
Gli eroi in tuta asettica, con mascherine che farebbero impallidire anche il più paranoico degli esperti di bioterrorismo, entrano nel covo del presunto malato. E così, con tutta la teatralità possibile, viene prelevato e trasferito d’urgenza all’ospedale Santissima Trinità, al reparto malattie infettive, dove l’azione si intensifica e ogni minima certezza viene messa sotto microscopia.
Non si poteva, ovviamente, mancare del tocco ufficiale: il Ministero della Salute ha subito emesso un comunicato — roba da far impallidire un bollettino di guerra — informando che si stanno ancora svolgendo tutti quegli “accertamenti” che suonano vagamente a metà tra la speranza e la farsa. Il paziente, ovviamente sintomatico (non che potrebbe essere altrimenti), è già sul tavolo di analisi dello storico Spallanzani di Roma, che analizzerà il tanto temuto test per Ebola in serata. Non si sa mai, potrebbe esserci un po’ di suspense nel finale.
Naturalmente, il Ministero assicura che è in costante contatto con le autorità sanitarie locali sarde e lo Spallanzani per “seguire l’evoluzione del quadro”. Tradotto: stanno aspettando di vedere se il quiz finirà con un “Ebola” o con un bel “falso allarme”. Nel frattempo, grazie per la rassicurazione finale: il rischio resta, udite udite, “molto basso in Italia”. Ma intanto, chi non ama un po’ di dramma epidemiologico nella propria città?

