Era circa l’alba del 30 maggio, attorno alle 7, quando l’immancabile chiamata disperata è riuscita a smuovere la centralina dell’emergenza. La macchina dei soccorsi ha subito inviato una potentissima automedica e non uno, ma ben due ambulanza in codice rosso. Perché? Eh, perché c’era di mezzo un uomo di 47 anni, che forse aveva deciso che la sua giornata doveva iniziare con qualche capriola acrobatica sull’asfalto.
Ovviamente, l’effetto domino non s’è fatto attendere e le code si sono mutate in un serpente di mele marce lungo la corsia verso Venezia. Le abili mani di Autostrade per l’Italia, da quel momento, hanno potuto solo annunciare (come fosse una novità) una fila chilometrica da far invidia a qualunque turista in coda per il Colosseo: tre chilometri tra Cavenago e Capriate. Ma si sa, quando la sopportazione del viaggiatore medio supera le righe del buon senso, qualsiasi notizia diventa un bollettino di guerra.
Se vi capitava di viaggiare lì e volevate evitare di trasformarvi in statue d’asfalto, il suggerimento era chiaro e fondamentale: entrare a Capriate per chi andava verso Venezia, mentre chi saliva da Milano avrebbe fatto meglio a desistere e uscire a Cavenago. Ovviamente, come sempre succede in questi casi, le indicazioni sembrano fatte solo per aumentare il caos.
Quando il traffico è un’opera d’arte a sé stante
Non contenti del ribaltamento, la situazione ha colto l’occasione per confermare quanto la gestione del traffico autostradale in certi momenti assomigli a una clownerie itinerante. Non basta un incidente, serve un festival di code e rallentamenti che facciano tremare anche i più impassibili automobilisti.
A questo punto, dobbiamo solo immaginare le facce di chi sperava di arrivare in ufficio o a destinazione senza dover fare lo spettatore forzato di quell’improbabile balletto di veicoli che si ferma e riparte a ritmo di ingorgo. Che gioia, vero? La vita in autostrada non è mai stata così… dinamica.



