Che dramma! Alla stazione di Milano-Certosa, un agguato degno di un film poliziesco italiano anni ’70: la vittima? Il povero Gianluca Ibarra, che ha pagato con la vita un fatale malinteso, o forse no, visto che la procura e la Squadra mobile della città meneghina non escludono affatto l’ipotesi di uno scambio di persona. Perché, si sa, nelle migliori pellicole noir ci vuole sempre un po’ di confusione per rendere tutto più interessante.
E quale teatro migliore, se non una rissa tra giovani dalla dubbia fama, per cui la scena del crimine si trasforma in una trama intricata colma di contraddizioni? Da una parte, i tipici sospettati: giovani sudamericani legati – udite udite – alla famigerata banda dei Latin Kings. Pare che intorno alle 22:15 abbiano letteralmente assediato e accoltellato un 22enne italiano di origini ecuadoriane. Dall’altra parte, invece, il mistero: chi erano i ragazzi dell’altra fazione? Gli investigatori stanno ancora scavando nel buio, magari con la speranza di trovare qualche indizio in più oltre ai soliti sassi lanciati, cocci di bottiglie e coltelli. Insomma, un vero pranzo di gala in perfetto stile suburbano.
Gli “eroici” fratelli Ibarra e la loro serata da film d’azione
Tocca poi a Gianfranco Ibarra, il fratello ventenne della sfortunata vittima, trasformarsi nell’inatteso narratore di questa tragicomica storia. Secondo la sua testimonianza, quella rissa notturna ha radici in un incontro pomeridiano niente meno che davanti a una birreria. Sì, perché dopo aver comprato alcune birre per il padre, il ventenne e suo fratello hanno incrociato quel variegato gruppo di giovanissimi che, con la presunzione di chi si sente re del quartiere, gli hanno intimato di «riconoscere la loro autorità». Ma il nostro eroe e il fratello, con la saggezza di chi probabilmente ha altri interessi, li hanno ignorati e si sono dileguati.
Prosegue Gianfranco con la descrizione del ritorno a casa del padre Wilmer, evidentemente poco sobrio: una passeggiata accompagnata verso la loro dimora, affacciata sul retro della stazione, quel nodo nevralgico del trasporto regionale che di notte si trasforma in palco di spettacoli poco edificanti. E indovinate un po’? Tornando alla stazione per prendere il treno, sono stati immediatamente «beccati» e attaccati, con tanto di urla in spagnolo che, chiaramente, aggiungono un tocco di autenticità alla pellicola. I protagonisti si sono scambiati sassi, bottiglie rotte, coltelli, in un mix esplosivo da cinema underground.
Gianfranco, che è caduto ma si è miracolosamente rialzato (un vero eroe dei nostri tempi), ricorda con impassibilità come suo fratello sia invece stato colpito più volte. Nel suo racconto emerge tutta la paura paralizzante di chi, nascosto, assiste impotente a un vero e proprio linciaggio. Nel finale della scabrosa scena, una decina di giovani, tra i 14 e i 20 anni, presumibilmente provenienti da El Salvador, Ecuador e Perù, si contendono il primato di aggressori. Naturalmente, la verità sarà svelata soltanto dalle telecamere sparse per la zona, che dimostreranno quanto amore e solidarietà regnino nei quartieri periferici del Nord-Ovest milanese.
Indagini a tutto tondo tra telecamere e latinos con voglia di “giustizia”
Le autorità locali stanno lavorando con fervore degno di un thriller internazionale per identificare gli aggressori, tra cui figurerebbero i famigerati “pandilleros” della scena sudamericana. Sono passati dalle estati calde di El Salvador a divorare la notte milanese con la stessa efficienza con cui si mangiano le pizze surgelate in compagnia. Non c’è dubbio che la multiculturalità porti sempre un tocco esotico alla cronaca, specialmente quando si parla di scontri armati come se fosse il copione di una reality tv senza filtri.
Intanto, la gente comune si interroga sulla sicurezza delle proprie stazioni, mentre le istituzioni promettono interventi immediati. Peccato però che, come ogni promessa elettorale o istituzionale, arrivi con la stessa velocità di un treno regionale in ritardo. Nel frattempo, la vita va avanti, tra risse, scontri, e un sistema giudiziario che si arrovella tra colpevoli presunti, verità sospese e sconcertanti contraddizioni.



