Banchi vuoti e applausi mancati: il tributo a Matteotti diventa una commedia dell’assurdo

Banchi vuoti e applausi mancati: il tributo a Matteotti diventa una commedia dell’assurdo

A ben 102 anni dal celebre discorso che, con una tempistica impeccabile, costò la vita al segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti, quello stesso discorso in cui denunciò brogli elettorali e le consuete violenze fasciste – un classico senza tempo – la Camera ha deciso di celebrare l’evento con una targa. Questa viene ora fissata sullo scranno numero 14, situato in quarta fila all’estrema sinistra dell’emiciclo, che d’ora in avanti rimarrà vuoto. Un banco sacro, un monumento all’onestà politica, quella che tanto piace ricordare ma poco praticare.

Un gesto simbolico che avrebbe dovuto unire, ispirare e ricordare. Peccato, però, che nel momento in cui si davano queste belle dimostrazioni di memoria civile, nella parte “di destra” dell’aula quasi non si vedesse nessuno. Evidentemente, anche la memoria selectiva ha i suoi limiti territoriali e politici: la presenza scarsa o addirittura assente di chi dovrebbe sentirsi in qualche modo interpellato lascia presagire una continuità meno eloquente ma pur sempre presente.

Un ricordo… a metà?

Il rispetto per Matteotti si ferma dunque all’atto estetico, alla celebrazione formale svuotata di sostanza. Niente di nuovo sotto il sole: commemorare il passato per vivere beati nel presente, senza intromissioni scomode. Una cerimonia di facciata, insomma, come quelle a cui ci ha abituati il teatrino della politica.

Il banco vuoto, destinato a restare tale per sempre, dovrebbe essere un monito per chiunque si sieda in quel Parlamento. Ma se le stesse fila che si mostrano (almeno formalmente) rispettose sono bucherellate dalle assenze di chi probabilmente si sente più coinvolto da altre (meno nobili) questioni, il segnale che si manda è tutto tranne che univoco.

Si potrebbe quasi pensare che la memoria di Matteotti sia buona solo quando è comoda, uno strumento retorico da sventolare nei discorsi a corrente alternata. Come a dire: “Ecco, ricordiamo l’onestà solo quando fa comodo e non ci mette troppo in difficoltà”.