Che sorpresa: Volodymyr Zelensky, il paladino di Kiev, ha deciso di scrivere una lettera a nientemeno che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La missiva, riportata dal Kyiv Independent, è un disperato urlo d’aiuto per la cronica scarsità di sistemi di difesa aerea in Ucraina, con un focus particolare sui missili balistici che sembrano fare il bello e il cattivo tempo sopra i cieli ucraini. Ovviamente, questo appello arriva proprio mentre Mosca ha aumentato la frequenza degli attacchi aerei e minaccia una nuova pioggia di missili su Kiev, mirando ai famigerati «centri decisionali» del Paese, un termine che suona quasi ironico se si pensa a come vadano le cose da quelle parti.
La lettera – che per qualche miracolo è finita nelle mani del Kyiv Independent – recita così: «Quando si tratta di difesa aerea contro i missili, ci affidiamo ai nostri amici, cioè voi. Quando si tratta di missili balistici: quasi esclusivamente agli Stati Uniti». Un’affermazione che, tradotta dall’inglese burocratico, suona più o meno come «Senza i Patriot, siamo spacciati». In poche parole, le autorità ucraine sono terrorizzate all’idea che la fornitura di sole poche batterie Patriot e qualche sistema occidentale sparso qui e là possa essere insufficiente per resistere al diluvio di bombe in arrivo.
Una fonte anonima, naturalmente, ha confidato al Kyiv Independent: «Difendersi dai missili balistici è una faccenda davvero complicata». Per non farsi mancare nulla, l’ambasciatrice ucraina negli USA, Olha Stefanishyna, ha prontamente distribuito la stessa lettera a Casa Bianca, al presidente della Camera Mike Johnson e a una manciata di “illustri” membri del Congresso. Insomma, un vero e proprio grido di disperazione finito nelle mani giuste, o almeno così sperano.
Non manca poi un riferimento al programma Purl – acronimo da manuale di burocrazia della NATO – che dovrebbe finanziare l’acquisto di armi made in USA per Kiev, ma, sorpresa sorpresa, il ritmo delle consegne «non è più al passo con la reale minaccia», parola di Zelensky. Tradotto: i missili russi arrivano a raffica, ma le armi occidentali faticano a tenere il passo. Quindi il malcapitato presidente ucraino chiede un intervento subito, possibilmente prima che i cieli si trasformino in un cimitero.
Sei mesi per una svolta… o quasi
Nel frattempo, in un tripudio di ottimismo militare degno di un film hollywoodiano, un generale ucraino di nome Andriy Biletsky, capo del Terzo Corpo d’armata, ci rassicura: «Abbiamo sei mesi per strappare la partita dalle grinfie russe e magari anche per fare i conti con quei fastidiosi colloqui di pace». In uno scenario che sembra una maratona da quattro anni in salita, il generale – riparato in qualche bunker della regione nord-orientale di Kharkiv – pronostica un «punto di svolta» imminente, come se bastasse una spolverata di buone intenzioni per far crollare l’intero sistema di invasione russo.
Biletsky sostiene che l’esercito russo si sia trasformato in un gruppo di pensionati esausti incapace di avanzamenti significativi. E se il plotone ucraino riuscisse a mantenere questo inesistente slancio per qualche mese, allora sì, potrebbero effettivamente riconquistare quella parte del Donetsk ancora sotto il controllo di Mosca. Amen alle speranze, perché da queste parti si parla di “punto di svolta” con una certezza che sfiora il comico.
Putin e il suo show di missili ipersonici
Nel frattempo, il sempre spettacolare Vladimir Putin si mostra duro come una roccia – anzi, più duro, tra missili balistici e ipersonici lanciati nel circo quotidiano della dimostrazione militare. Russia e Bielorussia si dilettano nel testare nuovi giocattoli bellici, che dovrebbero terrorizzare l’Occidente ma finiscono spesso per sembrare più una gara tra ragazzini con i fuochi d’artificio.
La conta dei caduti: un numero da cartone animato
E dulcis in fundo, secondo le “illuminate” stime dell’intelligence britannica, quasi mezzo milione di soldati russi sarebbero finiti al creatore in questa lunga e sanguinosa guerra. La direttrice della Gchq, l’agenzia sorella dell’americana Nsa, ha dichiarato che questo confermerebbe il ritiro di Mosca sul campo di battaglia. Chissà, magari un giorno scopriremo che è stata una di quelle fake news che girano in guerra, visto che Kiev stessa tempo fa sparava numeri da capogiro, arrivando a contare persino un milione di perdite tra i russi.
In conclusione, mentre la battaglia tra retorica, speranze e bombe continua senza sosta, rimane il fatto che l’Ucraina, senza un sostegno decisivo e tempestivo, rischia di confidare quasi esclusivamente nei miracoli e in qualche sana dose di ironia macabra che, finora, sembra l’arma più usata sul campo.



