L’ottantesimo anniversario del primo voto alle donne italiane non è solo una pietosa commemorazione da mettere in agenda, ma soprattutto il pretesto perfetto per riflettere – oppure fingere di farlo – sull’infinito delay culturale e istituzionale ancora presente nella nostra amata penisola. Non tanto per celebrare, quanto per odiare con stile la lentezza con cui la parità di genere avanza tra chiacchiere e inaugurazioni di facciata.
Il 27 maggio, dalle 17:00 alle 19:00, il Museo Ninfeo di Roma (sì, proprio quello in Piazza Vittorio Emanuele II 78, un luogo che evoca civiltà e cultura… perlomeno nell’intenzione) ospiterà la tappa romana di un roadshow nazionale. Un’infrastruttura culturale itinerante, accuratamente pensata per distrarre dai problemi veri: si parte dal 19 maggio a Milano, si fa tappa a Rimini il 22 maggio e si chiude con Napoli il 28 dello stesso mese nel 2026. Nel caso aveste pensato che fosse quest’anno, rimarreste delusi. Sì, pure il tempo è protagonista del teatro delle assurdità.
L’evento capitolino, promosso da Unindustria, si presenta come l’occasione ideale per inchinarsi alla Storia – quella vera, non quella di comodo –, ma anche per cantare l’elogio del ruolo femminile nell’economia e nella produzione, con un monocromatico quanto sontuoso riguardo speciale riservato alla Regione Lazio. Insomma, un manifesto di come il contributo delle donne sia oltremodo indispensabile nelle posizioni di comando e nell’innovazione, peccato che sia una verità sempre annunciata ma raramente vissuta fino in fondo.
Incontro tra pesi massimi (e qualche donna)
Tra i protagonisti di questa passerella istituzionale, oltre al gran cerimoniere Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria, si intravedono nomi che sembrano firmare la carta d’accesso alla buona società: Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive e Pari Opportunità del Comune di Roma, Valeria Giaccari in veste di vicepresidente di STEAMiamoci, Alda Paola Baldi, vicepresidente con delega al Capitale Umano e Lidia Cudemo, presidente della Sezione Cinema e Audiovisivo di Unindustria. Una squadra che, per quanto autorevole, sembra più un’istantanea da pubbliche relazioni che una task force per il cambiamento reale.
Se vi state chiedendo come partecipare di persona a questo circo della parità, nessuna paura: basta compilare un modulo online, così da poter fruire dell’emozione dal vivo di un evento che si autocelebra sotto l’alto patrocinio di istituzioni che non smettono mai di dimostrare quanto siano abili nel blaterare senza muovere davvero un dito. D’altronde, di sponsor potenti non manca davvero nulla: Parlamento europeo, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regione Lazio, Comune di Roma, persino la RAI si fa vedere per aggiungere peso all’evento. Completa il quadro il contributo della Camera di Commercio di Roma.
Parità di genere: sogno o miraggio?
Così mentre si allestiscono eventi e si sventolano buoni propositi, la realtà resta inchiodata a stereotipi che producono divario e silenzi assordanti nelle stanze dove si decide. Il motivo? Probabilmente la parità è diventata la nuova formula-escamotage per mettere la cosiddetta “questione femminile” dentro una scatola elegante da mostrare a eventi mondani, senza però rischiare di scardinare davvero le logiche di potere e privilegio.
Non è forse singolare, in fondo, che una kermesse sul potenziale inespresso delle donne arrivi dopo decenni di chiacchiere e promesse mai veramente esaudite? Ma tranquilli, il 27 maggio, tra un discorso e l’altro, ci sarà modo di applaudire all’ovvio: le donne sono fondamentali. Come se finora lo si fosse negato intenzionalmente.
Quindi, segnatevi la data per non perdere la “grande occasione” di sentirvi ricordare, per l’ennesima volta, che la parità di genere non è più solo un diritto ma un motore di competitività. Sperando che quest’anno l’evento non si riduca a una sfilata di buone intenzioni impolverate.



